luigierbacci01 
Partendo dall'analisi di alcuni dei più importanti e tuttora attuali pensieri filosofici della storia dell'Occidente, di cui Eraclito, Parmenide e Nietzsche sono gli esponenti emeriti, ho progredito nel geometrizzare le idee, trasformando così un concetto in un oggetto.
La caratteristica di ogni aforisma o enunciazione che ho preso in esame è stata determinante per la sua importazione nel mondo geometrico tridimensionale.
Sono partito da un catalizzatore così libero proprio per poterne estrapolare il più grande numero di possibili alternative, di trasformazioni.
Da qui ho cercato una linea guida che mi potesse condurre verso una strada più o meno definita, per non camminare nel percorso evolutivo del progetto, a occhi chiusi.
Ho sottolineato alcuni caratteri necessari a mio avviso e fondamentali:
la circolarità ,
l'inclusione,
l'opposizione,
la tensione,
la separazione.
Tutto illuminato dal punto cardine del discorso: il DIVENIRE, direttamente collegato con il concetto di ETERNO RITORNO che da esso ne deriva.
L'intero percorso progettuale parte da una duplice necessità :
- la sequenzialità rispetto al discorso parmenideo ed eracliteo di una filosofia della natura e della vita
- la ricerca di se stessi nell'abitazione
Partendo da uno schema elementare come quello qui riportato, ho cominciato a ragionare sulle svariate molteplicità collegate più o meno palesemente al mio ideale di architettura paradigmatico.
1) sole e ombra
2) definizione della posizione della persona nella casa
3) circolaritÃ
4) possibilità di stare sempre in una zona assolata o sempre in una buia
5) raggiungimento di un luogo uscendo dalla cerchia dell'abitazione
6) raggiungimento del posto speculare attraverso un camminamento posto sul tetto dell'edificio centrale
Lo schema sottostante raffigura e riassume i punti appena elencati, aggiungendo alcune importanti connotazioni al processo trasformativo (dall'idea all'oggetto)
Di seguito qui sotto, l'immagine rappresenta il passaggio dalla struttura paradigmatica di partenza resa nelle tre dimensioni alla struttura evolutiva sottostante, di cui si intravede con chiarezza la presenza di una quarta e più dinamica dimensione, ossia quella della trasformazione
Il bagno di cui si vede una sezione verticale e la struttura complessiva vista da un punto di vista esterno, rivela una simmetria interna tra gli elementi dell'arredamento rispetto all'asse che taglia la doccia in due parti. La stessa simmetria è riscontrabile nella presenza di due finestre sulle due pareti opposte. Le aperture circolari sul soffitto vogliono definire una sensazione di connessione con il superiore, e scandire un rapporto di circolarità .
ALL'ESTERNO DELL'EDIFICIO, nei due luoghi esterni, le camere degli ospiti sono disposte in base alle due opposte motivazioni di ISOLARE o di COLLEGARE (ossia di quelli che si vuole tenere vicini o lontani)
ALL'INTERNO dell'edificio le camere degli ospiti sono caratterizzate dalla PRIVATEZZA e dal RACCOGLIMENTO
L'emozione che ho provato nel cercare di rendere lo spaccato della parte esterna all'edificio adibita a camere per gli ospiti, ho cercato di identificarla, nella semplicità di un arredamento lineare e sporadico, come quella necessità di trovare se stessi, per stare bene con se stessi. L'attenzione prestata alla scala, lunga e senza appoggi laterali, ecco che incrementa il senso di disequilibrio proprio della vita umana, e la necessità di trovare forti e importanti punti di appoggio. Costruire in un certo senso la casa sulla roccia, e non sulla sabbia. Ecco i risultati
L'ultimo aspetto che mi interessa approfondire riguarda la variazione dei punti di vista:
posizionandomi come ho fatto fin dall'inizio all'interno dell'edificio per quanto riguarda la definizione degli ambienti, mi sono accorto che era necessario uscire da questa chiusura e lanciarmi nella riscoperta dell'esterno. Ho così iniziato a pensare all'aspetto e alla complessità del progetto con un occhio posizionato esternamente rispetto all'edificio, secondo varie ottiche sotto schematizzate, definite o comunque rinvenibili al'interno dei caratteri e dei paradigmi precedentemente raccontati.
Ho quindi strutturato a partire dai punti cardine del progetto, e variando la priorità degli aggettivi paradigmatici ho riscontrato una mutevolezza dei risultati, come sotto.
Ho poi definito e disegnato in 3 dimensioni l'ultimo di questi esiti, ottenendo un secondo e a mio parere interessante esito, parallelo al primo e non n secondo piano (perchè è la variazione che conta!)
Ho caratterizzato poi gli ambienti interni secondo una distribuzione degli stessi, diversa ma riconducibile alla precedente.
Così facendo sto elaborando un iter progettuale nuovo, che non identifichi la sua riuscita nella forma finale, ma nella coerenza dell'elaborazione e nella sua puntualità e chiarezza.
Che lasci libera l'ultieriore interpretazione della chiave di lettura, non più intesa come unica visione unidirezionale, ma metaforicamente come passpartout, capace in questo senso di aprire innumerevoli porte, sempre nuove e ancora da scoprire...
