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back to Rosario Curto

The Fall and Expulsion from Garden of Eden by Michelangelo Buonarroti

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Esperienza soggetiva di osservazione


VEDO:

Tronco Robusto Concreto Simmetrico
Serpe Avvolgente Dinamico Provocatorio
Corpi Cangiante Vivo Rivelatore
Braccia Simbolico Bivalente

LETTURA INTERPRETATIVA

La Rappresentazione sembra una visione di una stessa immagine, di uno stesso soggetto. L'asse di simmetria che divide idealmente le due realtà paralele è l'albero posto al centro della tela; tronco robusto e concreto su cui si avvinghia il germe del male rappresentato dal serpente essere immondo e tentatore che attrae a se la due ignare creature di Dio
L'albero pur respirando, nutrendosi ,pur vivendo, non è in grado di flettersine tranto meno di muoversiper sua natura intrinseca, al contrario dell'uomo i cui muscoli sembrano contrarsi di fronte l'immagine del serpente. Fatale attrazione.
Viscerale,maniacale,patologica. L'albero nonostante incapace di mostrare sentimenti mostra attraverso la sua rigidità, attraverso i suoi colori, riscaldati da un tenero raggio di sole, una serena alienazione dall'evento che si sta consumando vicino a lui, attorno a lui, su di lui.
Le sue radici, la sua corteccia, le sue foglie, i rami, non sono stati corrotti dall'essere diabolicoche lo circonda.
L'evento non è statico ma dinamico poichè lo scopo ultimo dell'opera non è fissare un momento quanto invece raccontare una storia evoluzione temporale. La rappresentazione mi appare infatti scandita da due momenti fondamentali i cui protagonisti in entrambe i casi sono Adamo ed Eva Il prima e il dopo della vicenda è reso evidente dai corpi dei due esseri: se in un primo momento risultano raggianti di vita dopo assumono un aspetto grigio cupo. I volti prima illuminati dal sole, diventano aridi e bui ed esternano chiaramente il malessere interiore In seguito alla cacciata dall'Eden.
é interessante notare come nei 2 momenti apparentemente separati le immagini siano perfettamente bilanciate. Inizialmente infatti troviamo da una parte Adamo ed Eva, esseri perfetti creati a immagine e somiglianza di Dio, espressione del bene supremo. Più a destra si scorge invece tra i rami il demonio espressione del peccato e del tradimento. Lo stesso equilibrio tra "bene" e "male" viene proposto anche succesivamente ma questa volta i ruolli sono tyotalmente invertiti.

GERARCHIA TRA LE PARTI

L'elemento ordinatore del quadro e dell'intera rappresentazione è l'albero che si staglia esattamente al centro dell'immagine.
La posizione particolare di quest'ultima ma soprattutto il suo compito di dividere la sequena delle immagini e quindi della storia, fanno di questo un elemnto fondamentale del quadro. Ordine e alienazione sono le caratteristiche intrinseche dell'albero che sembra appunto essere estraneo all' evento che lo circonda.
Albero= ORDINE

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L'albero è quindi l'elemento ordinatore dello spazio e del tempo in cui si sta svolgendo l'evento e tale sua caratteristica è resa ben evidente dalla relazione di questo con gli altri elementi della rappresentazione che lo circondano. Gli esseri animati ttorno a questo infatti sono disposti in posizione perfettamente simmetrica rispetto all'albero. Questo tipo di disposizione non è casuale in quanto l'artista attraverso questo espediente è in grado di espletare e mostrare non solo una divisione spaziale ma anche e sopratutto una divisione temporale dell'evento.
Albero= SIMMETRIA

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A questo punto, indiviuto il fulcro della rappresentazione, risulta evidente un altro elemento che scolge un ruolo totalmente differente al primo. Mentre infatti l'albero costituisce la struttura o il pilastro dell'immagine la serpe rappresentante il demonio è invece il motore dinamico dell'evento. Questo tipo di considrazione mi è stata suggerite dalla posizione della serpe che si trova appunto avvinghiata al fusto dell'albero in una spirale che non sembra avere una fine. Spirale, che nel mio immagininifico è sinonimo di movimento, dinamicità, cambiamento. Dal punto di vista iconografico inoltre è proprio la serpe che porgendo la mela ad Eva scatena quella serie di eventi che porterà alla cacciata di Adamo ed Eva.
Serpe= DINAMISMO, MOVIMENTO

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Sempre per quanto riguarda il movimento e il dinamismo delle parti è interessante notare come i gesti e la postura degli esseri umani siano sempre in particolare relazione con gli arti dell'angelo e del demone. Sia a desta che a sinista infatti gli le braccia di Adamo prima con il demone poi con l'angelo si trovano quasi ad incrociarsi ma non si toccano, sono disposte parallelamente l'una rispetto all'altra. Questo tipo di movimento mi suggerisce in un ipotetico paradigma indiziario a considerare questo tipo di rapporto come una sorta di connesione dall'evento dinamico inziale ad una serie di eventi secondari ma non di minore importanza e dinamicità. Le braccia diventano quindi un collegamento tra l'evento iniziale ed i successivi.
Braccia= CONNESSIONE, COLLEGAMENTO

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A questo punto un altro elemento che ha sicuramente destato la mia attenzione è la posizione dei corpi e le sottili relazioni che legano idealmente questi tra di loro.
Innanitutto è necessario notare che quella di Mochelanfelo non è soltanto una rappresentazione ma è molto di più, una storia, un susseguirsi di eventi in modo cronologico. Quindi vi è un prima e un dopo e per l'appunto il prima è rappresentato da i corpi di Adamo ed Eva nell'allto di colgiere la mela il dopo è rappresentato ancora dagli stessi ma è possibile riscontrare un cambiamento netto nell'espressione dei due uomini. I loro volti, la pelle, le membra sembrano essere state violate e imbruttite.
Segno inequivovabile dell'allontanamento da Dio e della punizione che li ha colpiti...

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...tuttavia essi no sembrano avere vergogna quanto invece sembrano essere ignari delle loro colpe e spaventati dala figura imperativa dell'angelo che con la spada intima i due ad allontanarsi.
La figura della angelo è una figura molto particolare in quanto sembra essere perfettamente similare a quella del demone che qualche momento prima offriva ai due uomini la mela del peccato. Forse la vicenda dal peccato alla cacciata è opera di unico artefice?.. è impossibile dirlo resta il fatto comunque che i due esseri sembrano essere la visione speculare di una stessa immagine, entrambi inoltre hanno un ruolo ben definito essi infatti determinano l'accadere degli eventi e la prosecuzione dell'evento.
Corpi: DIVENIRE

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Ultima ma non ultima è la stretta rela zione d'equilibrio geometrico e concettuale che lega i corpi PRIMA e DOPO
I colori mi sono serviti per evidenziare il cambiamento d'equilibrio prima e dopo la vicenda
Corpi: EQUILIBRIO

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RIEPILOGANDO...

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CONNESSIONE CON RISPONDENZE IMMAGINARIE

Casa Milà di Antoine Gaudì è forse l'elemento del mio immaginifico che più rispecchia le caratteristiche che ho individuato nel quadro: ORDINE(Rosso), EQUILIBRIO(giallo),DINAMISMO(blu), CONNESSIONI(celeste).

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MODELLI REALIZZATI CON RHINO

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xx=i*2*Sin(Sin(i)) yy=j*2*Cos(i) zz=Sin(j)+Cos(i)

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xx=i*2*Sin(Sin(i)) yy=10*Abs(7-i)-Abs(7-j)+Sin(i)*Cos(j) zz=10*Sin(Atn(i) + 2 * Atn(1))

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xx=i*2*Sin(j) yy=j*2*Cos(i) zz=29-Abs(7-Sin(i))-Abs(7-Cos(j))+Sin(i)*Cos(j)

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xx=i*2*Sin(Sin(i))+i*2*Sin(Sin(i)) yy=j*2*Cos(i)+10*Abs(7-i)-Abs(7-j)+Sin(i)*Cos(j)
zz=Sin(j)+Cos(i)+10*Sin(Atn(i) + 2 * Atn(1))

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xx=i*2*Sin(Sin(i))+i*2*Sin(j) yy=j*2*Cos(i)+j*2*Cos(i)
zz=Sin(j)+Cos(i)+29-Abs(7-Sin(i))-Abs(7-Cos(j))+Sin(i)*Cos(j)

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xx=i*2*Sin(Sin(i))+i*2*Sin(j) yy=10*Abs(7-i)-Abs(7-j)+Sin(i)*Cos(j)+j*2*Cos(i)
zz=10*Sin(Atn(i) + 2 * Atn(1))+29-Abs(7-Sin(i))-Abs(7-Cos(j))+Sin(i)*Cos(j)

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xx=i*2*Sin(Sin(i))+i*2*Sin(Sin(i)) yy=j*2*Cos(i)+10*Abs(7-i)-Abs(7-j)+Sin(i)*Cos(j)
zz=Sin(j)+Cos(i)+29-Abs(7-Sin(i))-Abs(7-Cos(j))+Sin(i)*Cos(j)



Irtal



ARTIFICIAL

FASE INIZIALE DI PROGETTO: Stabilire il contesto ed il catalizzatore

Prima di iniziare con la progettazione e quindi con la possibile configurazione dell'edificio è doveroso fare una breve introduzione a quella che è l'idea progettuale e gli obiettivi che si intende raggiungere con questo tipo di operazione.
Cos'è IRTAL?? Residenza intergenerazionale per un vivere avanzato
Si tratta quindi di un complesso abitativo che sia in grado di rispondere alle esigenze di diversi tipi di abitanti ma sopratutto che venga incontro alle richieste di fruitori appartenenti a diverse generazioni in
modo da creare un ambiente ideale di ricerca e collaborazione culturale tra studente e insegnante.
Questo tipo di progetto richiede come prerequisito fondamentale un attenta disposizione degli spazi in modo che si vengano a creare una logica che permetta la connessione sia spaziale che temporale degli ambienti.
Si tratta infatti di riunire attorno ad unica struttura diverse generazione che presentano quindi esigenze diverse a cui bisogna rispondere cercando di non creare sistemi di divisione o gerarchizzazione ma piuttosto spazi e contesti usufruibili da in comune da tutti i residenti di tale struttura.

Il primo contesto che ho scelto è un contesto sicuramente artificiale e quindi particolarmente influenzato dalla presenza dell'uomo, che ne ha plasmato le caratteristiche.
Quindi uno dei primi obiettivi progettuali è una contestualizzazione dell' edificio e date le caratteristiche della città di New York, si intende realizzare una struttura che sia capace di rendere l'artificialità di questa città ancora più artificiale.

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La scelta del catalizzatore a questo punto è fondamentale per iniziare a plasmare lo spazio modificandone le fattezze.
Pur essendo questo un elemento che per suo carattere intrinseco è totalmente estraneo al contesto, in quanto si tratta prevalentemente di elementi appartenenti all' immaginario individuale, ritengo che il catalizzatore iniziale è profondamente legato a tutto il processo di progettazione ed in particolare alla fase di approccio visivo che precede l'inserimento del catalizzatore stesso.
Osservando le immagini di New York che avevo a disposizione ho immediatamente fatto una considerazione del tutto personale.
New york è per eccellenza la città che più a cercato di estendersi verso l'alto non per niente i palazzi che la concretizzano sono conosciuti in tutto il mondo come grattaceli, tuttavia non è questa la caratteristica che ha colpito il mio occhio quanto invece una nascosto e primordiale bisogno dell'uomo di colpire e insediarsi nel territorio. L'artificiale che diventa quasi una prepotente affermazione dell'uomo.
Questo tipo di considerazione anche se può sembrare partorita da una mente misogena è quella che ha guidato il mio pensiero osservando la città dall'esterno al di fuori dal mio essere uomo.
E' possibile scorgere in questo modo la decisa e prepotente affermazione dell'uomo e parallelamente la grandiosità del genere umano capace di strabilianti conquiste tecnologiche.

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A tal proposito ho scelto come catalizzatore, quindi come elemento di trasformazione dello spazio una spada che racchiude nel mio immaginario le caratteristiche che ho osservato in una città profondamente influenzata dalla presenza dell'uomo come New York.
La spada è infatti uno dei primi utensili realizzati dall'uomo per imporre il proprio volere, la sua forza,
il suo ego. La città diventa quindi primordiale affermazione dell'uomo.

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PARADIGMA INDIZIARIO

Ho stabilito il paradigma indiziario seguendo le linee e i tagli tracciati da Lucio Fontana nel quadro Concetto Spaziale. Le ferite sulla tela lasciano l'osservatore penetrare all'interno della tela.
Si crea quindi un rapporto particolare tra la superficie del quadro e i possibili mondi che si celano al di sotto di esso. Le spade che ho utilizzato precedentemente come catalizzatore diventano quindi strumento di comunicazione tra le due realtà, quella reale e quella immaginaria.

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PARADIGMA ORGANIZZATIVO

Anche il paradigma organizzativo è stato ricavato seguendo i solchi tracciati da Fontana.

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Dal disegno iniziale ho estrapolato e disposto in modo organico le varie parti del sistema fino ad ottenere un paradigma organizzato in base i tre aggetivi che ho scelto inizialmente

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A Questo punto subentra al paradigma organizzativo una prima visualizzazione volumetrica di quelli che sono gli ambienti gli spazi, o meglio gli eventi che si susseguono nella struttura organica del processo che ho analizzato e portato avanti.
I volumi sono disposti in modo funzionale, ogni area che ho scelto mira a unificare gli spazi comuni creando così una gerarchia tra le parti e una diversificazione che contribuisce a semplificare l'organizzazione dello spazio.

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REGOLE

Dopo aver stabilito una gerarchia tra le parti e uno schema distributivo attraverso il paradigma organnizzativo è necessario a questo punto stabilire delle
regole che mi permettino di armonizzare le varie parti trasformando così la forma iniziale in un organismo in grado di relazionarsi con il contesto circostante.

Regola: START
Qualità: AUDACE
Occasione: GRANDI SPAZI, STRUTTURA

Le operazioni che caratterizzano questa regola sono molto semplici e intuitive, come infatti dice il nome della regola stiamo operando costruendo un inizio.
Si parte con due rettangoli iniziali che attraverso un operazione tridimensionale vengono estrusi linearmente. I rettangoli sono in rapporto tra di loro 1,618.


Regola: SO DEEP
Qualità: INFINITO
Occasione: FINESTRE, PASSAGGI, CORRIDOI

La presenza di edifici che si sviluppano vorticosamente verso l'alto sembrano essere infiniti, si sviluppano sino ad occultare alla vista umana la presenza del cielo al di sopra di essi,
Cielo. Per antonomasia il cielo è stato sembre simbolo di grandezza infinita e impercettibile all'occhio umano, eppure nonostante questo e proprio l'artificiale a limitare ulteriormente la nostra visione del cielo
Cielo che diventa alla nostra vista un ritaglio quadrato costretto dalla prospettiva forzata dei palazzi, il cui punto di fuga sembra estendersi all'infinito.


Questa regole è volta ad enfatizzare la prospettiva quasi assurda che si viene a determinare ai piedi dei grattaceli che costellano New York.
La prospettiva tuttavia non è un qualcosa. non è possibile quindi dare una definizione qualitativa in quanto si tratta di un rapporto tra l'osservatore e l'oggetto,
Questo comunque non mi impedisce di dare una definizione quantitiva che mi permetta di giustificare geometricamente e matematicamente le mie trasformazioni.
Questo tipo di regola va ad influenzare e caratterizzare tutte quelle parti dell'edificio che secondo il mio immaginario riescano ad evocare l'infinito.

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REGOLA OPERATIVA
La regola prevede la costruzione di un rettangolo che rispetti le proporzioni auree o un quadrato il cui lato sia la porzione di un lato maggire di un rettangolo ureo
Dopo aver costrito il quadrato se ne costrisce uno all'interno di lato minore al precedente. A qusto punto dalle due dimensioni passiamo alle tre dimensioni
traslando il rettangolo minore lungo l'asse x di un prestabilito sistema di riferimento assiale che abbia origine all'intersezione delle diagonali del rettangolo o quadrato minore
Si congiungano poi le due figure con assi che uniscano i verti uguali delle due figure.

Questo tipo di regola può esserre utilizzata nella realizzazione delle finestre, passaggi,corridoi, degli elementi quindi che proiettano al struttura dall'interno verso l'esterno,
o comunque un ambiente verso un altro.


Regola:MINERAL WAY
Qualità: AUDACE
Occasione: SPAZI, GRANDI ABIENTI

Acciaio, ferro, polistirolo, polistirene, noeprene, carbonio, allumunio. Tutti materiali innovativi studiati e creati chimicamente dall'uomo, niente di più artificiale.
Eppure niente di più naturale. I materiali che utilizziamo in architettura non sono altro che derivati artificiali di materia naturale. Non a caso si chiamano materiali e non
materia, quest'ultima non si crea, si può plasmare ma non creare. Questa considerazione di tipo materico più che geometrico mi ha portato ad esplorare un nuovo tipo di approcccio
nei confronti del contesto artificiale di una città come New York che improvvisamente da trionfo dell'artificialità diventa surrogato della natura.
Per questo ho deciso di adottare materiali per il progetto che riportassero alla luce la naturalità dela materia come il quarzo, il ferro, ardesia e oro.
Tuttavia l'aspetto materico solo non è in grado di espletare lo stretto rapporto tra natura e artificiale che intendo esprimere. Per questo ho deciso di adottare geometrie e trasformazioni che mutino
l'aspetto regolare di una struttura architettonica diventando così un pietra, un minerale.

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REGOLA OPERATIVA
La regola prevede la costruzione di un poligono regolare, a partire dai lati di questo costrire un triangolo su cui lato costruire nuovamente un poligono.
Una volta completata queta operazione ruotare il triangolo e il nuovo poligono attorno i lati che le figure hanno in comune. Raggiunta una superfice tridimensionale congiungere tutti i vertici.
A questo punto ruotare la superfice su sestessa di 360 gradi.


Questo tipo di regola può essere applicata per la realizzazione di grandi ambienti che diventano schermo e protezione del nucleo interno e nascosto dell' edificio. Audace trasformazione.

Regola: BE OR NOT TO BE
Qualità: NASCOSTO
Occasione: PASSAGGI, CENTRI NEVRALGICI DELLA STRUTTURA

1 La posizione geografica rispetto al contesto circostante

2 La presenza di vie particolarmente strette sembrano nascondere o celare il singolo individuo rispetto alla
città.

3 Le finstre dei palazzi più antichi sono piccole e strette come se volessero proteggere l'interno della'abitazione e celarla all'esterno.

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REGOLA OPERATIVA
In questo caso formulo la regola non basandomi su principi geometrici ma basandomi sul concetto intuitivo di
non-vista. Per far si che qualcosa sia nascosto devo interporre tra l'osservatore e l'oggetto un terzo elemento. la regola quindi prevede la presenza di un elemento che non permetta la fruizione diretta dell'interno o dell'oggetto ma che al contrario lo renda meno accessibilità alla vista.

Regola: MATRIX
Qualità: NASCOSTO
Occasione: INVOLUCRI, BARRIERE

Questa regola nasce dalla superficie tridimensionale realizzata attraverso gli script di rhino.
E' una regola molto semplice poichè sfrutta forme (esistenti) come una superfice è ne completa e struttura la funzione.

REGOLA OPERATIVA
In base infatti all'aggettivo che è stato associato alla superficie la regola impone tre tipologie diverse di trasformazione: estrudi (infinito), scava (nascosto), raddoppia (audace).


SCENARIO

Lo scenario a questo punto mi aiuta a comprendere le possibili conformazioni della forma, riassuntiva dei processi e delle trasformazioni che ho applicato nel corso del percorso IRTAL.
Attraverso una diversa applicazione delle regole che ho stabilito in precedenza l'edificio assume forme diverse ma tuttavia profondamente legate in quanto traspirano le stesse logiche di trasformazione e caratterizzazione del contesto.

1° SCENARIO

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2° SCENARIO

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SECONDA GENERAZIONE DI SCENARI

A questo punto ho deciso di approfondire la mia ricerca ma soprattutto incrementare le trasformazioni attraverso uno studio di elementi particolari dell'edificio.
In particolare ho deciso di approfondire le trasformazioni relative alla sala conferenze all'interno della struttura. Risulta evidente l'utilizzo delle regole che ho formulato soprattutto per quanto riguarda l'auditorium la cui struttura è stata realizzata attraverso la regola matrix quindi attraverso la modellazione di una superficie tridimensionale. Il resto della struttura interna è stata realizzata applicando le regole già formulate come se l'interno della struttura fosse un frattale dell'esterno.

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PUNTO DI VISTA
Il punto di vista che ho scelto riassume quelle che sono le caratteristiche del contesto in relazione con l'edificio. Ho preferito in questo caso un punto di vista interno alla struttura in rapporto con il contesto
Sono molti gli elementi che creano un legame tra la struttura il contesto nel mio immaginario:

MARE=INFINITO=PONTE=ARTIFICIALE
EDIFICI=AUDACE=ARTIFICIALE
SCORCIO=NASCOSTO0ARTIFICIALE

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L'elemento di connessione è il concetto di artificiale o meglio l'aggettivo artificiale che attraverso il mio immaginario diventa legame indissolubile tra gli aggettivi che animano il progetto e gli eventi di cui esso è composto.


Natural

Se precedentemente è stato portato avanti il progetto ITRAL seguendo la linea dell'artificialità, adesso analizzo lo stesso di progetto attraverso una visione naturale.
Ho scelto di collocare l'edificio nei pressi di un lago in lapponia, luogo che per le caratteristiche ambientali appare all'immaginario comune profondamente naturale.
Gli obiettivi del progetto dunque sono opposti al precedente, se infatti in un contesto estremamente artificiale come New york doveva fare da padrone l'artificialità del progetto adesso si mira alla naturalità in modo che il naturale risulti più naturale di prima.

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Come catalizzatore ho scelto una stella marina.
Ho scelto un catalizzatore naturale in quanto è un essere vivente e dunque organico.
L'organicità è una caratteristica che ritengo essenziale in quanto pur essendo il catalizzatore un elemento di movimento e alterazione dello spazio è comunque un incipit di progetto per questo motivo ritengo che un elemento strutturalmente organizzato possa trasferire questa sua caratteristica al progetto completo in seguito alle trasformazioni che ne completano la funzione.

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INSERIMENTO CATALIZZATORE

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PARADIGMA INDIZIARIO

Per il paradigma indiziario ho deciso di seguire le linee del catalizzatore iniziale, quindi della stella marina le cui punte sembrano già delineare la disposizione degli eventi rispetto al nucleo centrale.

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PARADIGMA ORGANIZZATIVO

Attraverso il paradigma organizzativo ho incrementato la complessità degli spazi e dei collegamenti.
Gli eventi risultano essere coordinati in modo più definito e soprattutto sono stati definiti e organizzati attraverso gli aggettivi che ho definito precedentemente.
HO organizzato gli spazi attraverso una struttura lineare che ho definito precedentemente in modo da concretizzare la posizione e struttura degli eventi e degli spazi.

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REGOLE

Le regole che ho stabilito per le trasformazioni sono essenzialmente quelle che ho utilizzato per la realizzazione del progetto artificiale. Questo tipo di operazione mi permette di valutare se le regole che ho descritto precedentemente possono essere utilizzate in più di un occasione e soprattutto con destinazioni totalmente diverse.


Regola: SO DEEP
Qualità: INFINITO
Occasione: FINESTRE, PASSAGGI, CORRIDOI

La presenza di edifici che si sviluppano vorticosamente verso l'alto sembrano essere infiniti, si sviluppano sino ad occultare alla vista umana la presenza del cielo al di sopra di essi,
Cielo. Per antonomasia il cielo è stato sembre simbolo di grandezza infinita e impercettibile all'occhio umano, eppure nonostante questo e proprio l'artificiale a limitare ulteriormente la nostra visione del cielo
Cielo che diventa alla nostra vista un ritaglio quadrato costretto dalla prospettiva forzata dei palazzi, il cui punto di fuga sembra estendersi all'infinito.


Questa regole è volta ad enfatizzare la prospettiva quasi assurda che si viene a determinare ai piedi dei grattaceli che costellano New York.
La prospettiva tuttavia non è un qualcosa. non è possibile quindi dare una definizione qualitativa in quanto si tratta di un rapporto tra l'osservatore e l'oggetto,
Questo comunque non mi impedisce di dare una definizione quantitiva che mi permetta di giustificare geometricamente e matematicamente le mie trasformazioni.
Questo tipo di regola va ad influenzare e caratterizzare tutte quelle parti dell'edificio che secondo il mio immaginario riescano ad evocare l'infinito.

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REGOLA OPERATIVA
La regola prevede la costruzione di un rettangolo che rispetti le proporzioni auree o un quadrato il cui lato sia la porzione di un lato maggire di un rettangolo ureo
Dopo aver costrito il quadrato se ne costrisce uno all'interno di lato minore al precedente. A qusto punto dalle due dimensioni passiamo alle tre dimensioni
traslando il rettangolo minore lungo l'asse x di un prestabilito sistema di riferimento assiale che abbia origine all'intersezione delle diagonali del rettangolo o quadrato minore
Si congiungano poi le due figure con assi che uniscano i verti uguali delle due figure.

Questo tipo di regola può esserre utilizzata nella realizzazione delle finestre, passaggi,corridoi, degli elementi quindi che proiettano al struttura dall'interno verso l'esterno,
o comunque un ambiente verso un altro.


Regola:MINERAL WAY
Qualità: AUDACE
Occasione: SPAZI, GRANDI ABIENTI

Acciaio, ferro, polistirolo, polistirene, noeprene, carbonio, allumunio. Tutti materiali innovativi studiati e creati chimicamente dall'uomo, niente di più artificiale.
Eppure niente di più naturale. I materiali che utilizziamo in architettura non sono altro che derivati artificiali di materia naturale. Non a caso si chiamano materiali e non
materia, quest'ultima non si crea, si può plasmare ma non creare. Questa considerazione di tipo materico più che geometrico mi ha portato ad esplorare un nuovo tipo di approcccio
nei confronti del contesto artificiale di una città come New York che improvvisamente da trionfo dell'artificialità diventa surrogato della natura.
Per questo ho deciso di adottare materiali per il progetto che riportassero alla luce la naturalità dela materia come il quarzo, il ferro, ardesia e oro.
Tuttavia l'aspetto materico solo non è in grado di espletare lo stretto rapporto tra natura e artificiale che intendo esprimere. Per questo ho deciso di adottare geometrie e trasformazioni che mutino
l'aspetto regolare di una struttura architettonica diventando così un pietra, un minerale.

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REGOLA OPERATIVA
La regola prevede la costruzione di un poligono regolare, a partire dai lati di questo costrire un triangolo su cui lato costruire nuovamente un poligono.
Una volta completata queta operazione ruotare il triangolo e il nuovo poligono attorno i lati che le figure hanno in comune. Raggiunta una superfice tridimensionale congiungere tutti i vertici.
A questo punto ruotare la superfice su sestessa di 360 gradi.


Questo tipo di regola può essere applicata per la realizzazione di grandi ambienti che diventano schermo e protezione del nucleo interno e nascosto dell' edificio. Audace trasformazione.

Regola: BE OR NOT TO BE
Qualità: NASCOSTO
Occasione: PASSAGGI, CENTRI NEVRALGICI DELLA STRUTTURA

1 La posizione geografica rispetto al contesto circostante

2 La presenza di vie particolarmente strette sembrano nascondere o celare il singolo individuo rispetto alla
città.

3 Le finstre dei palazzi più antichi sono piccole e strette come se volessero proteggere l'interno della'abitazione e celarla all'esterno.

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REGOLA OPERATIVA
In questo caso formulo la regola non basandomi su principi geometrici ma basandomi sul concetto intuitivo di
non-vista. Per far si che qualcosa sia nascosto devo interporre tra l'osservatore e l'oggetto un terzo elemento. la regola quindi prevede la presenza di un elemento che non permetta la fruizione diretta dell'interno o dell'oggetto ma che al contrario lo renda meno accessibilità alla vista.

Regola: MATRIX
Qualità: NASCOSTO
Occasione: INVOLUCRI, BARRIERE

Questa regola nasce dalla superficie tridimensionale realizzata attraverso gli script di rhino.
E' una regola molto semplice poichè sfrutta forme (esistenti) come una superfice è ne completa e struttura la funzione.

REGOLA OPERATIVA
In base infatti all'aggettivo che è stato associato alla superficie la regola impone tre tipologie diverse di trasformazione: estrudi (infinito), scava (nascosto), raddoppia (audace).


Regola: LOGARITMIC EQUATION
Qualità: INIFINITO
Occasione: Involucro, elementi di separazione o collegamento

1 La presenza del lago in relazione al contesto circostante, se infatti le montagne chiudono in bacino orografico la città il lago rappresenta invece uno slancio verso l'ignoto o l'infinito.

2 Gli alberi che circondano il lago e particolarmente lo slancio quasi ortogonale di questi verso il cielo,
le spirali che i rami di questi creano sembrano non avere fine.

3 La particolare forma della riva che per lunghi tratti sembra proseguire come un ellisse

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REGOLA OPERATIVA
Traccio il rettangolo aureo, dopo aver sezionato il rettangolo secondo le proporzioni aureo raggiungo l'ellisse aurea simbolo inequivocabile di infinito in quanto la sua costruzione consta di una serie di rapporti infiniti. Una volta costruita la spirale traccio una linea passante per l'origine della spirale perpendicolare alla tangente della curva più esterna. poi in base al tipo di esigenza divido la spirale a partire dalla perpendicolare alla tangente con rette perpendicolari a quest'ultima e distanti tra di loro 0,618 x1 x2 x3 ....Alla fine estrudo la figura che ho ottenuto.


1° SCENARIO

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2° SCENARIO

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PUNTO DI VISTA

Dopo aver proposto gli scenari ipotetici del mio progetto, è fondamentale a questo punto scegliere il punto di vista ideale che possa riassumere le caratteristiche del progetto e principalmente le trasformazioni che ho adottato.
Ho scelto questa visuale in quanto ritengo che inglobi al suo interno tutte le trasformazioni che ho adottato in rapporto al contesto circostante.
Anche in questo caso ho scelto un punto di vista interno rispetto all'edificio.

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