Loading...
 
  • World
    • No language is assigned to this page.

SCIENTIA locked



Back to Main Page: MATTEO PEDUZZI

SCIENTIA


1° Passo - Genesi 3:5



Image


1) Individuazione degli elementi dominanti della scena (passaggio da oggettività a soggettività)

Gli elementi balenatimi agli occhi sono, nell'ordine in cui li trascrivo:
- l'arbusto rinsecchito
- l'Eva e l'Adamo a sinistra, e le loro pose
- il fogliame dell'albero
- il Serpente e le sue spire
- il terreno roccioso e le rocce, a sinistra.
- la piana verde a destra
- l'espressione e la posa dell'Eva e dell'Adamo a destra
- l'Angelo


2a) Costruzione di una gerarchia - interpretazione personale dei rapporti

Qualcosa era strano in questo dipinto. Michelangelo non si era precisamente schierato dalla parte di Dio...
Innanzitutto, il primo elemento balzatomi all'occhio, l'arbusto senza vita, ha spostato subito il mio sguardo verso le figure umane alla sua sinistra: perché tutte esprimono la stessa tensione decisa, la stessa volontà di raggiungere quel Frutto. Una volontà, quasi che anche quel pezzo inanimato volesse raggiungere una sorta di salvezza.
Poi, ho notato che l'Eden non aveva esattamente l'aspetto che ci si figura... il suolo roccioso, con le rocce e (ancora) il legno rinsecchito dava una forte impressione di aridità, di povertà del suolo, in contrasto con il verdeggiante, seppur piano, suolo sulla Terra.
La stessa associazione andava alla figura del Serpente, che con le spire del suo corpo risaliva il tronco dell'albero passando da un terreno brullo a un rigoglioso fogliame; appariva così più un portatore di vita, che un mero ingannatore. Decisamente in contrasto quindi con il gesto dell'Angelo, che trafigge e scaccia violentemente Adamo, la cui espressione però, unita al suo gesto, indicano più... disgusto, rifiuto, che dolore o pentimento. Non quello che ci si aspettava dopo la lettura di quei versetti.
Ma, cosa forse più importante, è che tutte le connessioni di questi elementi creavano la netta impressione che l'Eden sia in realtà un infecondo inganno, e solo mangiando il Frutto, "aprendo gli occhi", diventando come gli Dei, avendo la Conoscenza, solo allora si sarebbe potuti passare alla Vita... ignoranza e sterilità, quindi, per giungere poi alla fertile Terra, alla Vita, pronta per essere coltivata, vissuta, grazie alla mediazione di quell'astuto serpente, e soggiacendo all'ira di un Dio che si sente ormai minacciato.


In questa prima relazione, il serpente è legato alla figura di Adamo, a quella di Eva e all'arbusto rinsecchito, come punto d'arrivo diretto e lineare delle tre tensioni.

Image




In quest'altra relazione, il passaggio da sterile a vitale si avvale di una spirale dicotomica - le spire del serpente non sono distinte in maniera chiara, una sembra addirittura terminare nel corpo dell'angelo... il che riporta all'immagine successiva...

Image




Qui si sviluppa il tema del doppio: personaggi simili, con ruoli opposti, ma non si distingue chi dei due rappresenti il bene e quale il male... un movimento quindi speculare per due situazioni opposte. Da notare anche l'utilizzo dello stesso strumento (il braccio teso) per due scopi completamente differenti - offrire il frutto e minacciare.

Image




In quest'ultima immagine, la relazione fra Adamo e l'Angelo è duplice (il termine sembra ricorrere spesso): seguendo visivamente la spada, si arriva al volto disgustato dell'uomo, che ci riporta al suo braccio, che assolve la stessa funzione della lama: allontana, scaccia l'Angelo che lo minaccia. Un circolo continuo e turbinoso in cui si perde la definizione di vittima ed esecutore.

Image




Dalla summa di tutti questi elementi, è facile capire quale sia il fulcro della scena, e quali le relazioni che lo incatenano agli altri elementi...

Image




2b) Altre critiche a confronto

"Adamo ed Eva, nel quart’ultimo riquadro della Genesi della Sistina, sono invitati a trasgredire da un serpente, il “più astuto di tutti gli animali della terra”, che sembra averli colti di sorpresa in una situazione in cui forse erano predisposti alla trasgressione, in un momento di grande intimità (si noti la posizione scabrosa del volto rubicondo di lei vicino al corpo del suo uomo), un’intimità rappresentata dall’artista in una versione piuttosto audace, che non ha precedenti né emulatori nella storia dell’arte: Eva, accucciata ai piedi di Adamo, rimane con il proprio corpo nella posizione e nella direzione in cui si è fatta sorprendere dal serpente e ruota solo la testa, tendendo il braccio verso il frutto che le viene offerto; Adamo, dal canto suo, compie contemporaneamente un’azione rapida e decisa, si alza e, ancora instabile sulle gambe leggermente piegate, si regge ad un ramo, flettendolo per facilitare la presa. Ognuno dei due coglie il proprio personale frutto, entrambi alla pari consapevoli e decisi a disobbedire; senza esitazioni, sembrano esprimere la ferma volontà di sperimentare qualcosa d’altro, le cui premesse stavano forse già assaporando in quell’intimità dei momenti immediatamente precedenti il Peccato.
Michelangelo non è fedele al testo biblico, trasgredisce in due aspetti significativi l’autorevole fonte ed interpreta in modo del tutto personale l’episodio; recita infatti la Bibbia: ”la donna, accorgendosi che il frutto dell’albero era buono a mangiare, bello da vedere e gradevole all’aspetto (Eva, nella Sistina, si trova di spalle rispetto all’albero e non sembra aver fatto tutte queste considerazioni), lo colse e ne mangiò, e ne diede al marito, che ne mangiò” (nel dipinto invece, mentre Adamo lo coglie personalmente, Eva lo riceve dal serpente). La prima libera interpretazione del testo riguarda quindi il ruolo di Eva nel Peccato, poiché l’artista restituisce pari responsabilità ai due nella scelta della “conoscenza del bene e del male” attraverso il “frutto che è nel mezzo del Paradiso”; Eva non risulta essere l’elemento debole della coppia, corruttibile e mediatrice del peccato, foriera di disgrazie, come è stata interpretata dalla più retriva tradizione religiosa.
Nel dipinto si vede chiaramente che non è affatto Eva a precedere Adamo nella disobbedienza e a tentarlo offrendogli il frutto, come sembra invece testimoniato dalle parole della Bibbia. Queste parole sono state interpretate dalla tradizione popolare ebraica, modificando i fatti e rendendo ancora più grave ciò che emerge dal testo biblico, attribuendo alla donna la caparbietà e l’inganno di chi volle trascinare con sé nella morte, una volta assaggiato il frutto, un Adamo restio a compiere il triste passo. L’Eva della versione biblica, a causa del suo gesto, interpretato in modo strumentale dalla cultura giudaico-cristiana, si è resa progenitrice di una schiera infinita di donne che nel corso della storia hanno portato ben visibili nel loro stato fisico, spirituale e sociale gli effetti del castigo di Dio: la donna fu condannata, per colpa di Eva e per volere di Dio, ad essere sottomessa all’uomo, a non potersi esprimere liberamente e ad essere considerata immonda per gran parte della sua vita. L’immagine della donna che Michelangelo ci offre nella figura di Eva è invece, all’interno della coppia, complice e sensuale, non corruttrice, semmai distrattamente correa, in una trasgressione che tradisce una vitale intima sinergia.
Inoltre la scelta di cambiare condizione rispetto allo statu quo, operata da parte dei due amanti contemporaneamente, sembra facilitata dal fatto che, nella versione michelangiolesca, il Giardino in cui si trovano risulta non essere un luogo particolarmente ameno, è spoglio, sassoso, con un solo ramo secco che spunta dietro le rocce su cui siedono. L’aspetto più attraente del luogo e della situazione sembra essere, oltre all’albero proibito, l’intima vicinanza che i due stabiliscono immediatamente prima del Peccato; perché allora non provare? Conoscere il bene e il male, come viene promesso dal serpente, aprire gli occhi e non solo morire, come invece Dio aveva minacciato nell’impartire l’ordine proibitivo ad Adamo, non era forse una prospettiva degna della trasgressione? E’ un tema che non finisce di offrirci spunti creativi, basti pensare al film di Wenders “Il cielo sopra Berlino”; è il tema che racchiude il sale della vita. Chi guarda la scena dipinta avverte che la vita verso la quale si dirigono Adamo ed Eva, decidendo di mangiare il frutto proibito, è piena di aspettative entusiasmanti, e partecipa con loro a questo entusiasmo, immediatamente frenato, però, dalla scena accanto, quella della Cacciata, con l’angelo armato di spada che impone ai due di allontanarsi dal Giardino in modo minaccioso, contravvenendo alle aspettative e trasformando il passaggio alla vita in una prova crudele. Chi assiste all’episodio avverte allora una sensazione di ingiustizia, perché non se la sente a sua volta di condannare i suoi progenitori, sottoposti alla crudeltà e alla determinazione di un angelo che non concede loro (e nemmeno a noi) un attimo di riflessione, dopo un gesto compiuto come una necessità, di cui sembra che l’uomo non possa fare a meno per essere tale. In fondo, ci insegna l’artista, Dio aveva creato tutte le condizioni perché l’uomo e la donna fossero attratti dalla vita reale e l’episodio del Peccato perde di colpevolezza, poiché, anziché biasimarli, siamo indotti ad essere loro quasi grati per aver avuto il coraggio di affrontare una sfida del genere. Eva ed Adamo sono quindi, alla pari, due trasgressori con premeditazione; sembrano complici e non vittime del serpente, che in fondo si è limitato ad invitarli a mangiare un frutto ed ha lo stesso volto dell’angelo della Cacciata, che esce ambiguamente da dietro le spire del medesimo corpo di serpente: rappresentano rispettivamente il Male ed il Bene, ma qual è l’uno e quale l’altro è difficile stabilirlo dal dipinto, visto che uno offre un frutto, mentre l’altro brandisce minacciosamente una spada. Quel che è certo, è lo sconvolgimento che segue l’episodio del Peccato: la violenta scena della Cacciata, che ci mostra l’angelo attero e crudele che arriva a toccare il collo di Adamo con la punta dell’arma, mentre i volti e i gesti dei due peccatori esprimono sorpresa e terrore per la reazione del Signore, più che il senso di vergogna che vuole la tradizione. Questa è la seconda importante trasgressione iconografica di Michelangelo; infatti Adamo ed Eva non si coprono né con le mani né tantomeno con le cinture di foglie di fico cucite tra loro, come vorrebbe il testo biblico.
Nella versione della Sistina, Adamo ed Eva, invece, sono sorpresi dall’angelo della Cacciata nella loro nudità, che rimane dignitosa e visibile anche dopo il Peccato, e la dinamica della scena, con Adamo che quasi scaccia da sé l’immagine dell’angelo, facendosi schermo con le mani ed Eva che si protegge all’ombra del suo uomo, non trasmette meschinità e vergogna, bensì tutta la tragicità eroica di chi è improvvisamente senza difese, di chi si rende conto che il Dio-padre non si occupa più di loro, nel bene o nel male, poiché ha addirittura delegato un vicario per manifestare la sua condanna senza appello: li lascia soli nel salto verso la vita, verso quel brulicare di gesti, di sentimenti e di passioni che sono rappresentati nei tre riquadri successivi della volta della Sistina, dove, alla solennità e al silenzio delle prime scene della Genesi, si sostituisce una frenesia di situazioni e di corpi, il caos della vita, del bene e del male."


Qualcosa in più, ma i collegamenti basilari erano emersi comunque.


3) Corrispondenze immaginarie

L'immagine le cui logiche di trasformazione nel mio immaginario hanno finito per coincidere in tutto o in parte con quelle del dipinto precedente è questa:

Image



Ed ecco perché; il colore si riferisce alle immagini precedenti, e quindi a ciascun colore una logica. Tensione verso un unico punto, specchio (qui non è presente il bene e il male, ma la dicotomia è resa se vogliamo dal senso di marcia), circolo (anche qui si passa da una direzione di guida a un'altra, come da un personaggio all'altro, da un atteggiamento ad un'altro) e infine la spirale (il tratto principale d'autostrada, che tutto congiunge, tranciato da segmenti obliqui di altre strade, che si intrecciano con sensi di marcia ancora una volta vari).

Image




2° Passo - Script




Script generati con Rhinoceros 4.0
La base comune è la seguente, e le righe in grassetto quelle manipolate per ottenere variazioni:


Sub soddu()
Dim arrCount(1), arrPoints(224), nCount, i, j,xx,yy,zz
arrCount(0) = 15
arrCount(1) =15
nCount = 0
For i = 0 To arrCount(0) - 1
For j = 0 To arrCount(1) - 1
xx=i*2*Sin(j)
yy=j*2*Cos(i)
'zz=Sin(j)*Cos(i)
'zz=Sin(j)+Cos(i)
'zz=14-abs(7-i)-abs(7-j)+Sin(i)*Cos(j)
zz=29-Abs(7-Sin(i))-Abs(7-Cos(j))+Sin(i)*Cos(j)

If i=0 Then zz=0
If j=0 Then zz=0
If i=arrCount(0) - 1 Then zz=0
If j=arrCount(1) - 1 Then zz=0
arrPoints(nCount) = Array(xx,yy,zz)
'arrPoints(nCount) = Array(i*2, j*4, 0)
'arrPoints(nCount) = Array(20*Rnd, 20*Rnd, 20*Rndì)
'arrPoints(nCount) = Array(i*Sin(j), j*Cos(i), Sin(i)*Cos(j))

nCount = nCount + 1
Next
Next
Rhino.AddSrfPtGrid arrCount, arrPoints
'SrfPtGrid arrCount, arrPoints
End Sub
soddu


Ed ecco alcuni script modificati, con le relative variazioni grafiche (e i riferimenti agli aggettivi):


Meccanico:

xx=i
yy=14-Abs(7-i)-Abs(7-j)+Sin(i)*Cos(j)
zz=Abs(Sin(j)^2+Cos(i))

Image



Vuoto:

xx=Sin(j)*Cos(i)
yy=Sin(i)*Cos(j)
zz=10

Image




Invisibile:

xx=Tan(i-4)
yy=Cos(j)
zz=i

Image




Infine, ho generato la summa degli script, a due a due o tutti assieme:

Image




3° Passo - Locations




Due contesti contrapposti: una zona fortemente naturale, un'altra fortemente artificiale


Image

Lago naturale, da qualche parte nelle Dolomiti



Image

New York City




4° Passo - Catalizzatore & Paradigmi




Image




Catalizzatore che ho scelto per la sua valenza nei due ambienti: l'armonia è uno scopo comune. Penso quindi di poter utilizzare, come catalizzatore, questo solo, che indurrà tra l'altro conformazioni decisamente regolari e simmetriche per la sua stessa natura e per l'interpretazione che intendo fornire.



Paradigma Indiziario - Naturale vs Artificiale

In questa fase cominciano a delinearsi quelle che saranno le differenze fra i due progetti. Partendo da un solo catalizzatore, ricavo due paradigmi indiziari ben differenziati, per poi procedere ad uno sviluppo parallelo dei due progetti.


Image

Naturale
Dal catalizzatore traggo spunti sulle tematiche dell'armonia legata all'accorciamento delle distanze, e alla successiva forte individualità che nasce dagli estremi; la rottura di questo equilibrio sono i due cerchi, che con la loro irruzione nei mondi contrapposti suggeriscono una fusione più profonda dell'immagine



Image

Artificiale
Qui l'attenzione era più rivolta ai due cerchi, come elementi di forte concentrazione degli elementi, contrapposta alle gocce la cui forza è più distribuita. Mi sono quindi richiamato a nozioni fisiche di attrazione elettromagnetica per distorcere lo spazio circostante




Paradigma Organizzativo: incremento del paradigma indiziario, scomparsa del catalizzatore e idea di una futura gestione degli spazi.


Image

Naturale
Il paradigma si evolve in uno schema che connette dinamicamente le zone comuni, andando poi a esplodere negli spazi privati destinati alle residenze




Image

Artificiale
Incremento di complessità e formazione di due nuclei comprendenti le abitazioni, connessi in maniere trasverse coi luoghi di passaggio e connessione




5° Passo - Disposizioni & Volumi




Ora possiamo, dai paradigmi organizzativi, strutturare un'idea di spazialità e di volumetria.


Image

Naturale
La forma circolare si trasforma, l'abbraccio delle zone destinate alle residenze serra maggiormente la forma spigolosa formatasi, mentre il centro gravitazionale rimane il luogo del vivere comune




Image

Artificiale
La struttura, anche qui degenerante in forme regolari, presenta una decisa simmetria in comunione con l'isolamento delle zone abitative: i percorsi non sono diretti, le realtà sono più separate, anche la zona comune vengono mutilata in due parti agli antipodi; qui fulcro centrale è il luogo di passaggio, accentuato dalla presenza delle connessioni verticali. I disegni sulla sinistra indicano un'ipotesi di sviluppo verticale, accennando al fatto della disposizione degli ambienti che a metà è invertita; questo fornisce un carattere di imprevedibilità, seppur puntuale, e permette di accentuare gli aspetti simmetrici altamente presenti in questo processo generativo




Si ottengono quindi due modelli ben differenziati per 'anima e corpo', per forma e relazioni interne, dinamiche fra loro in conflitto (unione/separazione), ma con in comune l'elemento armonico di specularità interna.


Image




5° Passo - Regole & Variazioni




Riprendo dal progetto precedente le regole che mi sono parse valide:

Image



Image



Image

Meccanico 1



Image

Meccanico 2




Ora, per poter utilizzare queste regole, definiamo dei punti di vista sulle bozze dei solidi da utilizzare:


Image




A questo punto possiamo generare scenari dinamici con relative variazioni, rispettivamente per l'ambiente dolomitico e newyorkese; è importante notare che, come in un progetto l'incremento di artificialità avviene tramite l'inserimento di un elemento fortemente artificiale, tale effettuo d'accentuazione avviene nell'ambito naturale grazie all'esatto opposto, tramite un forte contrasto fra naturalità ed artificialità che porta la prima a definirsi con maggior chiarezza nell'ambito di progetto:


Image

Vuoto da P.V. 1 e P.V. 3 - Meccanico da P.V. 4 - Invisibile da P.V. 4.



Image

Vuoto (a piani alterni) da P.V. 1, P.V. 3 - Mecanico e Meccanico 2 da P.V. 2 e P.V. 4



Image

Vuoto da P.V. 1 e P.V. 3 - Meccanico 2 da P.V. 2 e P.V. 4



Image

Vuoto P.V. 1 - Meccanico 2 da P.V. 2 e P.V. 3



Image

Meccanico da V.P. 1 e V.P. 2 - Meccanico 2 da v.P. 1



Image

Meccanico da V.P. 1, V.P. 3 - Vuoto da V.P. 2




Back to Main Page: MATTEO PEDUZZI


Online Users

3 online users

Minichat

Google Search

 
128.116.222.10
WWW