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PRIMO PROGETTO - KINDERGARTEN
IDEE, RIFERIMENTI, ISPIRAZIONI


Ho sentito più volte dire che gli edifici, l'architettura, esprimono le caratteristiche delle persone che ci vivono dentro, un po' come i giapponesi che modificano la disposizione dei mobili in funzione del loro stato d'animo.
Se il ragionamento funziona anche al contrario, allora è chiaro che per progettare dobbiamo partire dagli utenti finali.
E' per questo che per il progetto del Kindergarten ho scelto questi due spot pubblicitari di Sony Bravia:

Il primo, visionabile a questo link http://dailymotion.virgilio.it/video/xubbn_spot-sony-bravia-palline-full-versi_fun
250.000 palline colorate vengono lanciate e lasciate rimbalzare in alcune vie di San Francisco: un'immagine insolita, inusuale, difficilmente collegabile con la realtà, soprattutto in una città come San Francisco, che siamo abituati a vedere terribilmente trafficata e popolata da moltissime persone, tra cui membri di gang, spacciatori e persone di cui, forse, è meglio non fidarsi.

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Ho scelto questo spot perchè secondo me rappresenta meglio di ogni altra cosa la differenza tra la visione, la "mappa" del mondo che ha un bambino, e quella che ha un adulto.
E' una caratteristica tipica dei bambini, quella di vedere le cose in modo diverso, di vedere nella realtà che ci circonda una POSSIBILITA' DI TRASFORMAZIONE, senza ragionare su ciò che è la consuetudine, sul "possibile" e sul "non possibile", convinzioni che la società inevitabilmente trasmette a chi ne fa parte.
Se dovessi esprimere ciò che personalmente questo spot mi trasmette, senza dubbio direi VIVACITA', DINAMICITA', ALLEGRIA, SPENSIERATEZZA.

Il secondo spot è visionabile a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=Nfd5-zXuePQ
Valgono le stesse cose dette per il primo, ma ciò che mi piace particolarmente di questo secondo spot sono i colori (dopotutto è questo l'obiettivo della pubblicità). Migliaia di colori diversi ma che, applicati in quel contesto, in quel modo, esprimono tutti la stessa idea, la stessa sensazione.

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3 AGGETTIVI

DINAMICO:


ciò che intendo per dinamico è quella sensazione di movimento, quell'impressione che le forme abbiano subìto una modellazione da parte del vento o da altre forze esterne, la sensazione che "qualcosa si muova" anche se tutto è fermo. L'impossibilità di comprendere tutto l'edificio da un singolo punto di vista, ma la scoperta di "qualcosa di nuovo" ogni volta che ci muoviamo e che cambiamo punto di vista. Un po' come, nel mio primo rcordo, non potevo percepire tutto ciò che mi circondava e se mettevo a fuoco ciò che stava all'interno del box, inevitabilemte tutto il resto cambiava, la rete diveniva più nitida e cambiava la percezione dell'ambiente. Allo stesso modo se mettevo a fuoco qualcosa di lontano la rete si sdoppiava e diveniva più sfuocata. Se mi arrampicavo, invece, potevo vedere liberamente il soggiorno e lo spazio sembrava più aperto, ampio, libero.

COME SI PIEGA: dato un singolo elemento, che può essere un muro, la copertura, ecc..., effettuo delle deformazioni, curvature lungo l'asse x o y, utilizzando come perno un punto all'estremità dell'oggetto. Successivamente, per renderlo più dinamico, effettuo variazioni lungo l'asse z.

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Guggenheim Museum (Bilbao)


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COME SI BUCA: pratico un taglio sulla copertura, di forma allungata lungo l'asse N-S, in modo tale che la variazione dell'azimut e dell'altezza solare durante la giornata crea effetti di luce diversi in quanto i raggi del sole colpiscono aree diverse dell'interno dell'edificio. Inoltre l'effetto che si crea all'interno varia in funzione di molte variabili: periodo dell'anno, condizione atmosferica, oltre ovviamente all'ora del giorno.

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Casa studio - Arcoquattro Architettura


Ovviamente i tagli possono variare in numero e dimensione, ma sempre rispettando la stessa logica.

ORGANICO:


ciò che voglio esprimere con il termine "organico" è una certa relazione con la figura, la fisionomia umana o animale. Questo non necessariamente significa replicarne precisamente le forme, ma soprattutto utilizzarne la stessa "logica", la stessa struttura, lo stesso modello funzionale.

COME FINISCE: la copertura segue l'andamento delle ali di un'aquila: sezionando lungo un asse si hanno due curve speculari, mentre lungo l'altro asse abbiamo una linea curva con un punto di quota massima al centro e due punti di quota minima ai lati.
Alcuni punti possono anche arrivare a toccare il terreno, come ad esempio l'elemento centrale.

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Ovviamente l'aquila è solo una degli infiniti riferimenti, ad esempio le le costole di uno sterno possono essere le travi di una copertura.

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COME SI PIEGA: seguendo le logiche della natura, sia nel caso di animali che nel caso di vegetali. Prendendo come esempio sempre l'aquila, si notano delle caratteristiche, delle logiche interessanti:

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- simmetria: esiste un chiaro asse che divide in due parti speculari tra loro. Tuttavia la simmetria nella natura non è mai perfetta, ma esistono sempre delle differenze, seppur piccole. Un esempio eloquente è quello delle mani: simmetriche, speculari, ma le linee sono diverse.
-linee morbide, sinuose, assenza di spigoli netti o angoli retti. In natura difficilmente si trovano linee perfettamente rette o spigoli vivi, al contrario le linee sono sinuose e gli spigoli arrotondati.

Allo stesso modo un edificio si piega in modo organico: in modo simmetrico, ma presentando delle differenze, ad esempio nelle aperture, diverse sui diversi lati.
Le linee non saranno rette ma morbide, così come gli spigoli.

COME SI BUCA: L'obiettivo è fare in modo che la luce entri come in un bosco:

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Per fare ciò bisogna creare delle aperture rettangolari, alte e strette, molto vicine tra loro e ognuna diversa dall'altra, in quanto in natura non esiste la perfezione geometrica, infatti gli alberi di un bosco sono disposti in modo "casuale".

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APERTO:

non nel senso letterale o fisico del termine, bensì in relazione al contesto. Un edificio quindi è aperto quando permette, favorisce la comunicazione con ciò che gli sta intorno, quando chi si trova all'interno dell'edificio può apprezzare il contesto, o meglio, ciò che il progettista vuole mettere in risalto del contesto. Un edificio aperto non si "impone" sul territorio, impedendone l'apprezzamento di qualche sua qualità, ma al contrario lo valorizza.
Questo aggettivo è fortemente legato al mio primo ricordo, in cui grazie alla rete potevo apprezzare lo spazio intorno a me, restando tuttavia uno spazio separato.

COME SI BUCA: con una maglia di fori di forma romboidale, rettangolare, o circolare. La dimensione e la quantità dei fori possono variare, fino ad arrivare, come nel caso del San Francisco Federal Building, a microfori che permettono la visione dall'ambiente più buio a quello più luminoso, ma non viceversa (quindi di giorno dall'interno si può vedere l'esterno, ma non viceversa).

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Federal Building - Esterno ------------------------ Federal Building - Interno

Le maglie di fori possono anche sovrapporsi, creando una trama principale più grande, nella quale si inserisce la seconda maglia, più piccola.
Praticamente, è ciò che ha fatto Calatrava a Valencia, bucando in questo modo la superficie:

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Ciutat de les Arts i les Ciències - Santiago Calatrava - Valencia


PRIMO ABBOZZO


Parto da una copertura organica, modellata richiamando le forme delle ali di un'aquila, come già mostrato nella definizione delle regole di trasformazione

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Successivamente modello i muri perimetrali in modo dinamico. Le curvature dei muri sono diverse, in modo da non permettere di comprendere l'edificio con un solo colpo d'occhio, ma di scoprirlo e riscoprirlo diverso da ogni punto di vista.

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Il risultato è il seguente
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Vista da Sud-Ovest--------------------------------Vista da Nord-Ovest

MODIFICA I


Rispetto alla precedente versione ho modellato i muri perimetrali inclinandoli lungo l'asse z, con lo scopo di rendereli più dinamici.
Inoltre ho modificato la copertura tagliandola in modo da seguire l'andamento dei muri. Inoltre ho modificato i bordi della copertura stessa, rendendola più coerente con la regola di trasformazione, più organica.
Successivamente ho bucato la parte centrale curva in modo aperto con una trama costituita da rettangoli verticali a tutta altezza affiancati.
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MODIFICA II


Ho bucato superiormente la copertura in modo dinamico: ho creato dei tagli rettangolari in direzione N-S in modo da creare diversi effetti di luce durante la giornata.

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SCHEMA ORGANIZZATIVO


L'organizzazione degli spazi, di ciò che si vuole esprimere con ognuno di essi e di come lo si vuole esprimere, secondo quale sequenza logica, parte dallo schema del primo ricordo.

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Da questo primo schema organizzativo si evolve successivamente il progetto: la forma esterna, le divisioni interne e le regole di trasformazione applicate per raggiungere gli obiettivi.

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AMBIENTAZIONE


Come ambientazione per il progetto ho scelto un ambiente a contatto con la natura, senza tuttavia andare a cercare posti improbabili situati in particolari zone del mondo, perchè credo che un progetto architettonico, se valido, non debba aver bisogno di essere situato in ambienti tanto particolari da essere rari, in cui molto probabilmente un kindergarten non verrà mai costruito.
Il luogo in questione si trova a Scanzorosciate, a meno di un chilometro dalla strada provinciale.

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MODIFICA III


Modifica riguardante soprattutto lo spazio della zona gioco esterna, trasformato in base ad una logica organica. Le travi infatti richiamano la struttura ossea.
Inoltre dallo schema organizzativo è emerso che i diversi ambienti hanno obiettivi diversi, per questo ho eliminato le aperture sulla copertura, che verranno successivamente aggiunte solo in determinati punti, in cui si vuole un effetto dinamico.

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Lo spazio interno di mensa e dormitorio viene modellato in modo da ottenere un effetto organico: i pilastri sono ispirati alla forma degli alberi, si collegano alle travi principali e secondarie come il tronco di un albero si collega ai rami.

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SCHEMA ORGANIZZATIVO II


Dopo la lezione di venerdì 8 aprile, ho deciso di ripartire dallo schema del primo ricordo per (ri)creare un paradigma organizzativo che meglio rispecchiasse lo schema del primo ricordo, e che mi permettesse di trasformare il progetto, di aumentare la complessità in modo più coerente con il mio codice, e in modo più facile e scientifico, metodologico.

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Ho identificato con i diversi colori i 3 aggettivi: il cerchio intorno al nome del locale indica l'aggettivo, l'obiettivo riferito al locale stesso, mentre le linee che collegano i locali indicano come essi vengono collegati, segundo le regole di trasformazione. Ad esempio l'atrio è collegato al salone in modo "dinamico", mentre il salone è collegato alla zona esterna in modo "aperto".

SCEMA ORGANIZZATIVO - AUMENTO DI COMPLESSITA'


Il passo successivo è stato aumentare la complessità dello schema, andando ad aggiungere i locali "secondari" e definendo come essi si collegano ai locali "principali" già definiti in precedenza.

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Ovviamente trattandosi di uno schema organizzativo, non vi è alcun riferimento nè legame alla forma, che può essere qualunque, ma si tratta solo del concetto, della logica che definisce come si sviluppa l'edificio nella sua articolazione in locali.

FORMALIZZAZIONE


Il passo successivo è stato quello di formalizzare, di dare una forma ai vari locali in base alle regole di trasformazione.

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L'atrio viene bucato in modo aperto, con una matrice di rettangoli verticali affiancati;
Il salone ha una forma dinamica: i muri si piegano secondo la regola di trasformazione, non abbiamo dei muri rettilinei ma curvi;
La mensa e il dormitorio sono strutturati in modo organico: forma simmetrica, ma con qualche differenza, che può essere nella curvatura dei muri e/o nei tagli che vengono praticati, diversi da lato a lato, un po' come le linee delle mani. Inoltre i pilastri, come definito più sopra, hanno una forma organica, cioè seguono le logiche di un albero.

FORMALIZZAZIONE: COLLEGAMENTO DEI LOCALI


Dopo la formalizzazione dei locali principali, il passo seguente è quello di collegarli tra loro nei modi definiti in precedenza: piegando i muri in modo dinamico e bucando in modo aperto.

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FORMALIZZAZIONE: AUMENTO DI COMPLESSITA'


Analogamente vanno aggiunti e collegati i locali "secondari", sempre seguendo le logiche definite nello schema.

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RENDERING

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FOTOINSERIMENTO


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