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Inizia ora il percorso nel SECONDO PROGETTO: un asilo nido.
Partendo da un disegno infantile (da me realizzato a 5 anni circa) come elemento catalizzatore
ho realizzato il mio paradigma indiziario individualizzando un punto di vista all'interno del disegno e stabilendo poi delle relazioni fra le parti
e poi seguendo delle mie logiche ho costruito un possibile paradigma più propriamente organizzativo
Le linee rosse, decise, definite e razionali rappresentano quelle che saranno le aree destinate agli uffici ed agli spazi più propriamente amministrativi. Le linee blu, curve, fantasiose e legate al mio punto di vista, indicano invece gli spazi propriamente per i bambini.
In questa definizione degli spazi sono stata aiutata da alcune citazioni tratte dal libro "Il piccolo principe". Ho pensato infatti che il modo migliore per compiere il mio processo ideativo abduttivo fosse un ritorno al modo di pensare ed alla mentalità infantile. In questo libro infatti emerge in modo forte e deciso la mentalità semplice e creativa di ogni bambino, che coglie gli aspetti meno razionali delle cose e permette di compiere ragionamenti più liberi, astratti e dissociati dalla mentalità comune. "Il piccolo principe" è un libro che mostra bene lo stacco e la distanza fra il pensiero adulto ed il pensiero di un bambino; scriverò quindi a seguito delle frasi tratte dal libro molto esemplificative di questo concetto:
"Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Ma mi risposero:"Spaventare?Perchè mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?". Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinchè vedessero chiaramente che cos'era, disegnai l'interno del boa. Bisogna sempre spiegarle le cose,ai grandi."
"I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta."
"Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore?E vedrete che tutto cambia...
Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza."
Il mio progetto vuole coniugare questi due aspetti nelle due aree distinte sopra definite dal paradigma organizzativo. Si darà quindi spazio alla creatività assoluta ed alla libera immaginazione dei bambini, riservando comunque spazio alla razionalità amministrativa degli adulti.
Ho iniziato così a pensare al contesto e ho scelto così la Corniche Tower di Oppenheim che sorgerà nel 2012 negli Emirati.
Il progetto il fase di costruzione permette di creare un ulteriore immaginario, inoltre ho scelto questo edificio poichè ha un forte senso di stabilità e imponenza, elemento che richiama la dinamicità futurista.
Il contesto mi è servito poi da specchio: ho creato una forte relazione fra la mia prima configurazione ed il luogo, in modo che ci fosse un doppio riscontro e la mia variazione rispecchiasse il luogo stesso.
Scelto il contesto e quindi il piano su cui andrò ad operare, ho creato un primo volume contenente il mio edificio. Il progetto questa volta prenderà forma dai vuoti realizzati "scavando" in questo primo volume.
Nel primo progetto avevamo costruito aggiungendo volumi a volumi; questa volta i volumi si ricaveranno dai vuoti realizzati modellando un evento iniziale che indica il massimo ingombro dell'intero complesso.
Ho deciso di partire dal solido più semplice ed elementare: un parallelepipedo.
Da questo elemento semplice ho iniziato a muovermi e a trasformarlo con facilità creando i primi vuoti ed i primi eventi, generando quindi dei primi scenari di progetto.
Giunta a questo punto ho provato un primo inserimento del progetto all'interno del contesto da me scelto.
A partire da questo momento ho iniziato a portare avanti il progetto sviluppandolo sempre più: è iniziato qui il percorso dalla bozza al modello progettuale.
Inizialmente ho verificato i volumi, le relazioni fra le parti, le simmetrie ed i rapporti geometrici muovendomi all'interno della pianta, tenendo in considerazione anche gli ingombri e gli spessori delle pareti.
A seguire sono subito state compiute delle variazioni alla piante dell'edificio aumentando così la complessità . Infatti la zona della cucina e dei servizi è stata ulteriormente suddivisa in una zona dedicata propriamente alle cucine e in una zona rivolta ai genitori: un'area costruita con degli archi di circonferenze riproposti a diversi raggi e distanze, seguendo varie geometrie ed omotetie. In questa nuova area i genitori potranno attendere i loro bambini usufruendo magari della zona bar posta in quell'ala.
Il progetto tuttavia non va mai analizzato bidimensionalmente e quindi ho iniziato a sviluppare la terza dimensione del mio progetto creando degli spaccati in 3d.
Propongo a seguire una successione di immagini che mostrano il processo di formazione delle altezze e delle proporzioni fra esse secondo le mie logiche di controllo dell'incremento di complessità .
Le altezze hanno assunto una grande importanza nei rapporti fra le parti:
la zona centrale (che è la zona comunitaria) sovrasta le altre; appena sotto di essa regnano i bambini che, con le loro aule, mostrano la loro importanza creativa; poi si trova il cerchio vitale ed eterno che abbraccia in modo indissolubile la razionalità adulta e la creatività bambina ed infine gli uffici e gli spazi amministrativi restano bassi, legati a terra, con pochi slanci verso la fantasia.
In questa immagine si vedono perfettamente questi rapporti secondo le mie logiche di trasformazione.
Giunta a questo punto ho iniziato ad applicare le mie trasformazioni agli eventi creati.
Come sopra accennato uno dei mie obiettivi era quello di unire lo spazio adulto a quello bambino in una relazione eterna e vitale che ho visto perfettamente rispecchiata nel mio contesto (la Corniche Tower). Un anello unisce quindi le due parti attraversando la zona amministrativa ricordando agli adulti il passato creativo, spontaneo e libero dei bambini e recinta la zona gioco dei bambini permettendo loro di avere uno spazio aperto con un rimando ai limiti che ogni bimbo imparerà a vedere ed affrontare solo in fase adulta.
Poi ho analizzato le coperture e ho deciso di applicare la mia regola di dinamico a quelle che rivestono la zona centrale. La mia regola di trasformazione prevedeva infatti la ripetizione di alcuni elementi con delle variazioni...
Soffermandomi ancora sulle coperture ho cercato di riproporre le formule matematiche che avevamo utilizzato per ricavare le superfici nello scorso progetto. Ho così riutilizzato la funzione matematica del palpitante per l'aula dedicata ai bambini più piccoli e, con delle trasformazioni dell' evento, ho cercato di renderlo sempre più dinamico.
Le aule risultano essere speculari, simmetriche e facilmente identificabili come tali, tuttavia l'aumento di dinamismo nella copertura palpitante di ogni aula rende visibile anche la differenza di età che intercorre fra i bambini nella prima aula e nell'ultima.
Inizialmente i bambini sono piccoli ed è più corretto identificarli in un evento dall'obiettivo palpitante; poi con il passare degli anni anche la complessità delle coperture incrementa portando al dinamico le aule per i bimbi più grandi.
Lo schema seguente rende più comprensibile queste trasformazioni speculari fra la complessità degli eventi e l'età dei bambini.
Il progetto prosegue ora con la definizione dei DETTAGLI.
Per rendere più completo l'edificio ed aumentare la sua complessità , mi sono soffermata su alcuni punti complessi e poco funzionali della costruzione cercando di renderli più piacevoli ed utili in un modo univoco: l'obiettivo è infatti quello di seguire il mio paradigma a scala ridotta e creare così dettagli che mostrino una delle possibilità di realizzazione; il destinatario del mio progetto dovrà quindi comprendere le mie scelte progettuali a partire dal mio paradigma.
I dettagli da me scelti si trovano in questa porzione di asilo:
Ho deciso quindi di operare prima all'interno di un'aula, poi sugli spigoli delle aule,sul punto di congiunzione fra parete e copertura e sulle intersezioni fra le aule.
Per realizzare questi dettagli seguendo il mio paradigma, ho sviluppato dei paradigmi sui dettagli stessi, per mostrare le affinità e la continua presenza del mio paradigma ad ogni scala progettuale.
Nell'immagine si nota infatti il mio paradigma iniziale (sulla sinistra) e dei cerchi blu che mostrano degli "ingrandimenti" su alcuni dettagli, analizzati ora nei loro paradigmi.
Guardando i colori usati in questa immagine, si riescono a capire le mie scelte progettuali di dettaglio e le similitudini con il mio paradigma.
Analizzerò ora singolarmente i dettagli:
- L'aula: come nell'organizzazione del mio paradigma generale della struttura,ritroviamo anche qui un elemento di chiusura che abbraccia la parte adulta(la scrivania della maestra) e la parte dei bambini, caratterizzata da una zona circolare comune di gioco (come era la mensa per il paradigma generale) e da dei banchetti individuali per i bambini posti attorno alla zona comune (elementi che richiamano le aule poste a raggiera attorno alla mensa). L'aula rappresenta quindi un'omotetia del paradigma generale.
- Giunzione fra parete e copertura: in questo dettaglio prevale l'idea dominante del progetto ovvero l'unione di due elementi opposti. In questo caso l'unione avviene fra la parete rigida e lineare e la copertura curva, mossa e dinamica, il tutto attraverso una fascia di vetro (tutto questo a livello generale di progetto richiama nuovamente la parte razionale adulta unita alla parte creativa dei bambini attraverso la grande circonferenza che abbraccia tutti questi elementi)
- Spigolo fra due pareti: la mia scelta in questo caso è stata quella di raccordare le due pareti, cercando quindi di smussare lo spigolo. L'elemento di unicità questa volta è dato da un doppio raccordo: dopo aver realizzato quello di base a raggio più ampio, ho deciso di compiere un altro raccordo che risulta essere una parte curva emergente dalla parete.
In questo modo ho nuovamente una parte razionale e dritta (la parete) che è unita e raccordata con un elemento curvilineo ad un secondo elemento curvo ed emergente(il secondo raccordo) fornendo un effetto complessivo dinamico.
Sempre nel tentativo di un aumento della complessità e del dinamismo delle aule, ho fatto in modo che i raggi delle curve di raccordo aumentassero di aula in aula seguendo anche l'aumento di dinamismo(voluto dal mio obiettivo) delle coperture.
Mostro ora le facciate delle aule evidenziando poi il particolare dell'aumento del raggio di raccordo sui singoli spigoli.
- Vasi: per risolvere il problema dell'unione "appuntita" fra le aule ho posto dei vasi che colmassero l'angolo acuto fra le pareti. Essi sono caratterizzati da una particolare conformazione che mostra nuovamente una configurazione a circonferenza che unisce ed abbraccia tutte le aule attorno alla zona comune.
Questi punti problematici sono stati uno stimolo per aumentare nuovamente di complessità l'intero progetto.
Analizzati quindi i dettagli sono tornata sull'aspetto globale e sono tornata ad analizzare il contesto.
Questa volta ho valutando anche la posizione del sole nelle varie ore del giorno e quindi il possibile orientamento dell'asilo.
Nella prima disposizione ho trovato infatti una soluzione perfetta: le aule dei bambini sono infatti rivolte ad est,godendo così del sole nelle migliori ore del giorno.
Ecco quindi un'ulteriore immagine dell'asilo (completo di variazioni) posto nel contesto.
Qui a seguire alcune immagini delle trasformazioni applicate all'asilo:
Dopo aver inserito nel progetto anche i dettagli ho compiuto delle variazioni e delle trasformazioni all'intero progetto; prima agli spigoli dei "parallelepipedi amministrativi", poi alla copertura della sala comune centrale (la mensa) che resta comunque dinamica ed infine alle colonne del porticato che diventano anch'esse dinamiche.
E anche questa volta ho deciso di chiudere questa pagina del mio diario progettuale con questa frase:
Le trasformazioni sono in atto ancora adesso con l'obiettivo di un aumento di complessità ...
...Il progetto è in continua trasformazione!
