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First step

torna a FRANCESCO MINOIA

Per iniziare...


utilizzando il rapporto 0.618 in un volume le cui dimensioni sono in proporzione 3,4 e 5, operare 5 bucature/processi progressivi che trasformano l'evento iniziale in un evento "piu' armonico"

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"La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori". Alda Merini

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Dalla luce, dai suoi colori, dalla sua capacità di accarezzare gli oggetti, di vanificarli, a volte di renderli più spigolosi...dalla luce sono parecchio affascinato. La luce genera l'ombra...la luce permette di guardare, ammirare, svelare. La luce porta con sè con tutti i colori. Ecco allora il prisma, che nella sua semplicità racchiude ancora la magia di svelare quella bellezza che, se vista con gli occhi dell'abitudine non affascina più. La luce ARMONIZZA. Ho dunque pensato ad una forma morbida, tendente alla perfezione circolare, che racchiudesse come un guscio questo prisma, questa luce, questa intimità più profonda (la bellezza va cercata in profondità, non può essere limitata alla superficie). Questa bellezza e purezza è però troppo grande per poter essere trattenuta...deve rivelarsi. Si liberà dall'involucro senza tuttavia farlo fino in fondo...tiene comunque tutto legato insieme. Ben visibili sono i segni (le bucature) di questa divisione che però crea continuità (come quella tra genitori e figli).

Sentiero complesso..."tirarsi per i capelli"


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...la mia sensazione...

Ci affascina l’ignoto. Ci spaventa la certezza. Ciò che abbiamo sempre avuto accanto spesso non ci basta più. Siamo in continua ricerca. Eppure sotto i nostri piedi è già terremoto. In questa turbolenza che irrompe nella nostra serenità è difficile fermare lo sguardo sul nostro vicino. Più facile guardare oltre.

Obiettivi di progetto: i miei aggettivi


Dal film: INVICTUS

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“Ringrazio gli Dei chiunque essi siano per l’indomabile anima mia, son io il signore del mio destino, il capitano dell’anima mia”. INDOMABILE

Dal film: L'ATTIMO FUGGENTE

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"Vivi la tua vita intensamente prima che tutto finisca... perchè dopo saremo cibo per i vermi e concime per i fiori..." INTENSO

Dal libro: MILLE SPLENDIDI SOLI, di Hosseini Khaled

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"Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti,
né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri". SPLENDENTE

Connessione:
Un indomabile fiume in piena (El Greco) inonda splendidi campi (Van Gogh) cancellando l’intenso lavoro (Giorgione) di anni di fatiche.

Innesco del progetto...verso una via dinamica


Identificazione del contesto...uno sguardo alla città

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...da una situazione di equilibrio ad una di disequilibrio...

IL CATALIZZATORE

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Espressione di memoria attraverso oggetti dell'infanzia


...verso la complessità progettuale...

Il re leone
Questo cartone animato della Walt Disney rappresenta uno dei ricordi più belli e intensi della mia infanzia. È stato il primo film visto al cinema. Il ricordo di quel momento è ancora nitido e incisivo. Mi è parso di vivere una vera magia...sono stato catturato dai movimenti, dalle musiche...ancora oggi mi capita ogni tanto di riascoltarne la colonna sonora. Riecheggiano in me i suoni della savana, le voci dei personaggi...riguardarlo oggi non significa però solo chiudere gli occhi e rivivere un momento...il grado di maturità e l'occhio critico con cui l'ho rivisto anche recentemente, mi hanno permesso di trovare delle chiavi di lettura e degli agganci alla vita quotidiana molto forti. Lo ritengo ancora molto attuale nella sua purezza e semplicità, carico di valori. Ecco perchè ad esso associo il mio carattere splendente. Ha rappresentato ed è tutt'ora una fonte di luce molto intensa che, con la sua leggerezza, mi aiuta spesso a ritrovare la bellezza della semplicità.

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Il meccano
Ricordo ancora il momento in cui ho aperto la mia prima scatola del Meccano. Era un gioco per me ancora sconosciuto, lontano dall'avvento della playstation o da tutti quei giochi che hanno incollato agli schermi noi bambini degli anni 90. Tant'è che il primo impatto non è stato uno dei più idilliaci, quasi di rassegnazione. Non so cosa sia scattato dopo in me; so solo che quello che prima avevo visto con poco interesse mi ha successivamente rapito. La mia fantasia nel cercare di elaborare soluzioni nuove cresceva pezzo dopo pezzo. È stato poi uno dei giochi che mi hanno fatto sentire più grande rispetto all'età che mi caratterizzava. Ricordo che mi mettevo accanto a mio padre quando, con attrezzi veri, si dava da fare per le solite faccende domestiche di riparazione. Cercavo di imitarlo con quello che avevo, e quello che avevo mi sembrava un tesoro. Lo associo all'aggettivo intenso non solo per la profondità con la quale sono legato al ricordo, ma perchè lo vedo un po' come il mio primo passo verso qualcosa che ad oggi imparo a fare ancora: progettare.

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La montagna
La montagna. La natura nella sua piena bellezza e incontaminazione. Fin da piccolo mio papà ha cercato di farmi cogliere tanta purezza. Mi portava a passeggiare...poi i primi rifugi...sentieri sempre più complessi e lunghi...l'aumento del peso dello zaino...viste sempre più incantevoli. All'inizio, come tutti i bambini, erano più le volte che mi lamentavo che non quelle che apprezzavo. Eppure c'era sempre qualcosa che nn mi permetteva di rifiutare a proseguire...a voler andare avanti, a non sedersi fino a quando la meta era stata raggiunta. La curiosità diventava sempre più consapevolezza. Quella consapevolezza che aiuta a crescere...che insegna a non tenere gli occhi rivolti verso terra perchè basta alzare leggermente lo sguardo che il mondo si apre tutt'intorno. La montagna è sempre stata per me la scoperta di me stesso...la voglia di superarsi, di spingersi fino al limite...ma anche di fermarsi ed osservare. Mi ha insegnato a non sprecare il fiato in modo inopportuno (e non solo a livello fisiologico!). Ancora oggi la montagna ha fascino su di me. Mi ricorda quanto sia bello stupirsi...quanto sia affascinante lasciarsi accarezzare dalla brezza e limpidezza che solo a certe quote, e dopo diverse fatiche, si possono ammirare. Per tanto essa rappresenta per me qualcosa di indomabile...una forza con intrinseco uno spirito e una spiritualità che vanno al di là di ogni peculiarità umana...eppure la montagna è in grado di parlare al cuore di chiunque la guardi.

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Con le immagini della memoria incremento l'articolazione del mio progetto. Il dna di progetto si specifica in un sempre più preciso codice organizzativo...

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Verifica di congruenza: disposizione spaziale

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Regole e logiche di trasformazione

...verso una soggettività sempre più puntuale...

Come rendere l'ingresso più splendente?

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Stabilisco la volumetria che deve avere il mio ingresso. Di questa dimensione, l'80% la rendo vetrata secondo una maglia irregolare (simile a quella riportata nell'esempio)


Come rendere l'affaccio più indomabile?

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Seguendo l'esempio della foglia di felce, definisco una linea guida, nonchè asse di simmetria, che definisce lo sviluppo (punto di partenza, progressione, punto finale). Definisco una forma ripetibile secondo un rapporto di 4/5 che riporto in sequenza lungo il percorso. Il rapporto tra il tutto e le parti è definito dal rapporto numerico 2/3.


Come rendere le connessioni più intense?

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Il fiocco di neve mostra moltissime forme diverse, ma tutte riconducibili ad un poligono di partenza (nel caso specifico l'esagono regolare). Adopero la stessa regola compositiva/generativa, a partire da un poligono di partenza (a scelta).

Punti di vista


Partendo dal fascino che la fotografia ha su di me, cerco delle chiavi di lettura: i miei punti di vista.

"Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. E' un modo di vivere"
"La fotografia è una mannaia che coglie nell'eternità l'istante che l'ha abbagliata"

Henry Cartier Bresson


In relazione al mio carattere definito dall'aggettivo Indomabile, immagino l'ingresso impostato dal basso verso l'alto, cosicchè lo sguardo si eleva necessariamente verso l'alto, verso il cielo, verso l'infinito. Lo immagino come una sorta di tunnel che convoglia lo sguardo in una direzione precisa, volgendo l'attenzione al paesaggio che si staglia sullo sfondo, che in Lecco è molto caratteristico e suggestivo (altro spunto evocativo del mio rapporto con la montagna). Sempre in virtù di uno sguardo mirato verso l'infinito, pongo lo sguardo come all'interno di un fascio/tunnel luminoso i cui riferimenti perimetrali si perdono nella luce naturale.

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appena varcato l'ingresso, in piedi...i volumi circostanti rientrano nel mio raggio visuale
Superato l'ingresso, la presenza dei volumi ai quali si accede necessitano un ritorno ad uno sguardo più concreto, analitico. Tuttavia, con l'intento di non perdere totalmente la sensazione di leggerezza che avvolge chi osserva percorrendo l'ingresso, l'idea è quella di creare un gioco prospettico tale per cui la massa dei locali perda di "peso" snellendosi.

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mi lascio alle spalle la zona pubblica, sdraiato sul pavimento a pancia in sù, guardo verso l'alto
Rifacendomi al paradigma organizzativo, sono portato a definire uno sgurdo più intenso nella zona più privata. Il passaggio tra la zona d'ingresso/pubblica e quella più intima/personale, vorrei avvenisse in maniera graduale, per poi sfociare, come nella foto della chiesa, in una prospettiva azzardata/decisa...sempre verso l'infinito.

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TO BE CONTINUED...

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