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Federica Colombini

Ognuno di noi ha un oggetto, un luogo, un testo, una canzone a cui si sente emotivamente legato. Io ho sempre amato viaggiare e scoprire nuovi posti, vicini e lontani. Tuttavia non amo l’avventura in tutto e per tutto. Per meglio dire, amo le scoperte e le sorprese, l’avventura in generale mi affascina ma voglio un rifugio, qualcosa di mio che mi protegga e che mi faccia da riferimento nell’incognita del viaggio. A tale concetto io ho associato l’AUTOMOBILE. Infatti per me essa rappresenta una capsula vitale, l’auto solitamente è il mezzo più comune con cui ci spostiamo quotidianamente e, nel limite del possibile, rispecchia noi stessi: la scegliamo, e la “manteniamo” in vita, la personalizziamo con i nostri effetti personali e ci rispecchia tantissimo. E’ un luogo in cui possiamo sempre essere noi stessi e nessuno ci giudica perché l’auto è personale e nessuno fa particolarmente caso se la lasciamo in ordine o cosa ci mettiamo dentro, se la prendiamo grande o piccola o di che colore…

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PARADIGMA:


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Ho individuato quindi 3 aggettivi:

CURIOSO, perché all’inizio di un viaggio c’è sempre la curiosità. Non sai come andrà a finire e cosa incontrerai sul tuo cammino. Ho associato questa sensazione alla vista prospettica di una strada rispetto a un osservatore che la sta percorrendo in automobile e l’ho associata alla figura del triangolo.

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DIFFICILE, poichè il percorso e le strade sono spesso anguste e difficili. A questo concetto ho associato l’immagine di un origami perché è una cosa estremamente complessa che cela in se difficili passaggi di costruzione. Quindi geometricamente ricorre nuovamente il triangolo.

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ESSENZIALE, perché la caratteristica del viaggiatore è l’estrema essenzialità durante un viaggio, dall’abbigliamento alle provviste, dalle abitudini quotidiane che si riducono all’essenziale. Ed essenziale è anche ciò che il viaggiatore coglie dei luoghi e delle persone che incontra. A quest’idea ho associato una forma geometrica che fosse essenziale, fine a se stessa senza spiegazioni: il cerchio. Anche perché nella mia mente associo il cerchio ad un concetto di unione tra le persone e quindi tra le culture diverse che si legano durante un viaggio.


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Il percorso progettuale invece mi si è chiarito attraverso l’esercitazione in cui abbiamo stabilito l’importanza di un osservatore. Così ho chiarito il legame tra gli aggettivi e il senso che volevo dare al mio evento progettuale. Ho scelto come immagine un luogo dove sono stata realmente ed è stata la meta inaspettata di un mio “viaggio” in auto.




Sono partita poi da un volume essenziale, come proposto a esercitazione, e ho attuato bucature e rotazioni secondo i rapporti della Scala numerica di Fibonacci.

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Ottenuta questa forma complessa e difficile da rendere reversibile ho estrapolato alcuni eventi della mia forma, cioè quelli che potessero rendere l’idea di curiosità per il mio ingresso, dopodiché ho semplificato tutto il resto delle forme secondo le regole geometriche trovate inizialmente.

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E infine ho voluto ambientare il mio progetto nel luogo da me scelto e visitato.

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Secondo Progetto: ASILO

Secondo Progetto: ASILO NIDO

Con questo secondo lavoro, con ormai assimilate le logiche di elaborazione progettuale, ci poniamo di realizzare un Asilo Nido. La richiesta è che l’edificio venga ubicato in un contesto fortemente urbanizzato.

All’inizio del iter progettuale scelgo dunque il mio catalizzatore. L’idea è di partire da disegni infantili cercando di ricavarne sensazioni e scoperte che possano dare forma al nostro progetto. Personalmente decido di riferirmi ad un mio personale disegno di quando avevo 5 anni




La mia scelta non a caso cade su questo disegno apparentemente pieno di scarabocchi di poco senso. In realtà la mia scelta ha un preciso significato.
Ho deciso di usare un mio elaborato perché così potevo ripensare alle emozioni che ricordo di quando ero bambina, immedesimandomi così nell’animo infantile. Ricordo con molta chiarezza che da piccola molte cose mi infastidivano e molte altre mi affascinavano incredibilmente. Ad esempio ricordo di aver sempre avuto una vera passione per il colore giallo. Infatti tenevo sempre con me un piccolo peluche a forma di cane di colore giallo. Non me ne separavo mai, era per me come un portafortuna e una specie di amichetto immaginario. E tutto ciò che era giallo mi dava un senso di sicurezza, di tranquillità e serenità. Un esempio negativo era invece costituito dal buio. Temevo moltissimo di rimanere sola al buio in una stanza, l’idea di non controllare visivamente ciò che accadeva intorno a me, mi faceva sentire indifesa e vulnerabile.
Dunque tornando a questo disegno, ho scelto di utilizzarlo come catalizzatore perché mi rappresenta completamente. Come si può notare la cosa che colpisce maggiormente è la presenza di 2 triangoli colorati con scritta all’interno una lettera. E’ l’iniziale del mio nome e denota un forte bisogno di centralità, di far emergere la propria personalità; poi si nota che l’ambiente rappresentato è un paesaggio marino, decisamente vivace e ricco di personaggi che interagiscono tra loro. Dunque gli aggettivi che immediatamente mi vengono in mente sono: COINVOLGENTE, VIVACE, GIOCOSO. Sembra di stare al centro di una pista da ballo dove tutti fluttuano intorno ad un ritmo sincopato e tutti si divertono. Quindi l’evocazione è alla SIMPATIA.
Ora guardando i colori però tutta questa atmosfera si smorza lievemente: predominano gli azzurri molto freddi e qualche tinta terra. Colori decisamente quieti e di riposo. Un altro dettaglio molto significativo è il forziere, lo scrigno del tesoro presente tra i 2 triangoli. L’idea è quella di custodire, proteggere qualcosa di PREZIOSO.



Dopo quest’analisi ho individuato gli aggettivi che mi servono per sviluppare il paradigme e sono i seguenti:
-GIOCOSO
-COINVOLGENTE
-SIMPATICO
-CALMO
-PREZIOSO
-VIVACE
-SIMPATICO
Ai quali aggiungo le sensazioni di CONFUSIONE e RIPOSO.



Sviluppo delle regole:
Per sviluppare la mia logica progettuale ho voluto, come già detto, basarmi sui miei ricordi di bambina. Ripensando ad allora mi rendo conti che i bambini tendono a leggere e interpretare ogni situazione in chiave fantastica, facendo diventare drammi dei semplici episodi spiacevoli o legandosi morbosamente a qualcuno o qualcosa come baluardo per la vita. È inoltre tipico del bambino idealizzare una figura, solitamente adulta, presa a modello come eroe assoluto. Spesso nei bambini che frequentano presto l’ambiente della scuola materna questa figura è costituita dall’insegnante e dai tutori che si accostano a loro quotidianamente. Questo rapporto è molto positivo se si traduce in emulazione volta alla crescita, ma diventa negativo e pericoloso se la figura dell’adulto e dell’ambiente scuola viene vista come un nemico contro cui coalizzarsi. Ritengo perciò che sia fondamentale creare un ambiente che sia il più possibile accogliente e fantasioso, armonico e naturale per mettere a proprio agio i bambini, liberi di giocare tra loro e anche scatenarsi, ovviamente in sicurezza, ma allo stesso tempo che li formi attraverso attività guidate.

A- VIVACE:
impulsivamente mi viene da associare all’aggettivo “Vivace” la varietà cromatica. Tanti colori, mescolati o solo accostati. Immagino tutti gli infiniti colori possibili e mi chiedo come ottenerli tutti.
1°Regola: Partendo dai 3 colori fondamentali GIALLO ROSSO e BLU ottengo infinite gamme cromatiche da cui sceglierò quelle più vivaci che, guarda caso, coincidono ancora con i 3 colori puri. Torno quindi all’inizio in un cerchio



B- CONFUSIONE:
La confusione, in natura identificata come CAOS, parte dall’insieme, apparentemente disordinato, di elementi. Questi, se analizzati, in realtà possono avere una precisa logica di posizione e di movimento. Ogni elemento è a sua volta un componente logico e ordinato.
Si pensi per esempio ad uno stormo di uccelli. Può apparire confusionario e disordinato poiché ognuno si muove liberamente nel cielo. In realtà ogni elemento (uccello) segue una precisa rotta alla ricerca del cibo o altro ed è lui stesso un organismo che vive e si muove per una confusione di elementi che si muovono e agiscono secondo logiche regolari.
2°Regola: Partendo da forme geometriche, quindi regolari, le accosto secondo logiche diverse ottenendo così un caos apparente.



C- COINVOLGENTE:
Questo aggettivo può essere associato a numerose situazioni: coinvolgente può essere l’atteggiamento di qualcuno, oppure una situazione o un’attività…
In ogni caso però il senso profondo della parola racchiude l’idea di riunire, tenere assieme le persone. Inoltre un qualsiasi elemento, per essere coinvolgente, deve essere invitante e avere una valenza o uno scopo positivo. Infine, nel mio pensiero, una cosa è coinvolgente se racchiude un certo livello di curiosità e scoperta, quasi un meccanismo da comprendere per entrare a far parte di una nuova dimensione.
3°Regola: Costruire forme sulla base della spirale aurea che si scompone infinitamente e richiede la comprensione del suo ritmo geometrico così naturale.



D- GIOCOSO:
L’idea di gioco è molto soggettiva. Ognuno ha una sua particolare concezione di gioco legata alla sensazione del divertimento. Il giocpo è un meccanismo fisico e mentale che, attraverso il divertimento, sviluppa moltissimi aspetti dell’individuo, tra cui l’apprendimento, la conoscenza dell’ambiente, la fantasia e i rapporti interpersonali. Il mio concetto di gioco è associato a qualcosa che “posso fare io”, non a un oggetto predefinito; perciò credo che un ambiente per essere giocoso deve mettere a proprio agio e dare numero se opportunità di creazione e movimento, deve poter essere composto e modificato.
4°Regola: Partendo dal gioco del tangram dispongo pareti mobili nel senso dei lati delle figure e le modifico arbitrariamente formando ambienti versatili e sempre differenti.




E- CALMO:
Dopo tanto movimento, confusione, gioco, è necessario un momento di calma in cui metabolizzare le emozioni e rilassarsi. Secondo me il momento di calma più elementare è quello del sonno, durante il quale ci si abbandona completamente. A quest’idea è direttamente legata la percezione della morbidezza che accoglie le membra stanche e avvolge come in un abbraccio dando un senso di protezione. La calma inoltre è, secondo me, immobilità e staticità per non creare disturbo al riposo.
5°Regola: Partendo dal quadrato, forma generica elementare e stabile, attraverso varie circonferenze aventi centro nei suoi vertici e raggio a piacere, ottengo una figura astratta e curva che rende l’idea della morbidezza in riferimento alla dimensione onirica.



SPAZI INTERNI:

1- Ingresso e Accettazione
2- Aule di lavoro
3- Servizi igienici
4- Spazio di gioco
5- Ripostigli e deposito materiali
6- Mensa e Cucina
7- Ambulatorio pediatrico
8- Servizi per adulti
9- Sala d’attesa e ricevimento genitori
10- Uscita

SPAZI ESTERNI:

1- Ingresso e Uscita
2- Aree Verdi
3- Vasche per la sabbia
4- Spazi pavimentati attrezzati per gioco all’aperto
5- Dispositivi di sicurezza che non permettano ai bimbi di ferirsi o di giocare in angoli in cui non possano essere controllati dai tutori.

Gli spazi dovranno essere divisi per fasce d’età aventi necessità differenti



Parto dalla 1°Regola



Accosto ora le linee morbide e creo il centro del mio edificio, il cuore più protetto e abbracciato, custodito da tutto il complesso. 5°Regola


Lavoro attraverso la spirale aurea per generare gli spazi e i collegamenti, 2° e 3° Regola.
Attraverso il quadrato di base del tangram sviluppo le sue molteplici forme come tettoie mobili.



Incremento di complessità del progetto

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Progressive trasformazioni


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Prima ipotesi di inserimento in un contesto:

New York, New Docks St. – Ferry State Park

L’idea di inserire il mio edificio a Manhattan, ai piedi del ponte di Brooklyn è stata motivata dalla volontà di dare forza al mio progetto. Nella realizzazione ho puntato sul fatto che il mio edificio è pensato per soddisfare i bisogni di un’utenza infantile per 24 ore su 24. Dunque non vi è la necessità di muoversi o di uscire dal complesso e anche la congestione del traffico non influenza in maniera rilevante poiché i genitori possono organizzarsi liberamente negli orari di ritiro dei propri bambini, potendo contare su un ambiente che risponde alle necessità della vita frenetica dei genitori che lavorano tutto il giorno in una città come New York e alle esigenze di crescita, formazione e divertimento sicuro dei bambini che crescono e che devono imparare a “stare a galla” nell’oceano della “big apple”.
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Seconda ipotesi di inserimento in un contesto reale:
Miami, NW 16th St. Rd.


Questa seconda ipotesi è, a mio avviso più improbabile poiché la città di Miami non è concentrata su questo quartiere ma, al contrario, si riversa sulla magnifica spiaggia, popolata tutto l’anno da giovani in cerca di sport acquatici e divertimento e da adulti che lavorano. Tuttavia ho proposto anche questa ubicazione per il mio asilo perché il clima californiano permette di sfruttare al massimo la disponibilità dei spazi aperti nel complesso che ho ideato, senza ricorrere, peraltro, al sussidio di fonti energetiche. Inoltre, in fatto di risorse, come conseguenza al clima estremamente soleggiato di questo luogo, è possibile sfruttare l’energia solare per risolvere le esigenze dell’utenza con pannelli solari e celle fotovoltaiche. Infine la zona piuttosto periferica della città garantisce una estrema tranquillità per i bambini che non vivono immersi nel caos e nello smog pur essendo dislocati nel centro nevralgico delle comunicazioni.



EXTEMPORE 3LUGLIO 2009

Progetto di un OSSERVATORIO SUBACQUEO

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