Esercitazione 06 DOMENICO SERGI
Precetti del pittore
"Quello non sarà universale che non ama egualmente tutte le cose che si contengono nella pittura; come se uno non gli piace i paesi, esso stima quelli esser cosa di breve e semplice investigazione, come disse il nostro Botticella, che tale studio era vano, perché col solo gettare di una spugna piena di diversi colori in un muro, essa lascia in esso muro una macchia, dove si vede un bel paese. Egli è ben vero che in tale macchia si vedono varie invenzioni di ciò che l'uomo vuole cercare in quella, cioè teste d'uomini, diversi animali, battaglie, scogli, mari, nuvoli e boschi ed altre simili cose; e fa come il suono delle campane, nelle quali si può intendere quelle dire quel che a te pare. Ma ancora ch'esse macchie ti dieno invenzione, esse non t'insegnano finire nessun particolare. E questo tal pittore fece tristissimi paesi. ......".
Modo d'aumentare e destare l'ingegno a varie invenzioni
"Non resterò di mettere fra questi precetti una nuova invenzione di speculazione, la quale, benché paia piccola e quasi degna di riso, nondimeno è di grande utilità a destare l'ingegno a varie invenzioni. E questa è se tu riguarderai in alcuni muri imbrattati di varie macchie o in pietre di vari misti. Se avrai a invenzionare qualche sito, potrai lì vedere similitudini di diversi paesi, ornati di montagne, fiumi, sassi, alberi, pianure grandi, valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverso battaglie ed atti pronti di figure strane, arie di volti ed abiti ed infinite cose, le quali tu potrai ridurre in integra e buona forma; che interviene in simili muri e misti, come del suono delle campane, che ne' loro tocchi vi troverai ogni nome e vocabolo che tu t'immaginerai.
Non isprezzare questo mio parere, nel quale ti si ricorda che non ti sia grave il fermarti alcuna volta a vedere nelle macchie, de' muri, o nella cenere del fuoco, o nuvoli o fanghi, od altri simili luoghi, ne' quali, se ben saranno da te considerati, tu troverai invenzioni mirabilissime, che destano l'ingegno del pittore a nuove invenzioni sì di componimenti di battaglie, d'animali e d'uomini, come di vari componimenti di paesi e di cose mostruose, come di diavoli e simili cose, perché saranno causa di farti onore; perché nelle cose confuse l'ingegno si desta a nuove invenzioni. Ma fa prima di sapere ben fare tutto le membra di quelle cose che vuoi figurare, così le membra degli animali come le membra de' paesi, cioè sassi, piante e simili ....
Interpretazione verso l'immaginario
“...nelle cose confuse l'ingegno si desta a nuove invenzioni..â€
Leonardo da Vinci, Della Pittura
“More is differentâ€
Philip W. Anderson
Memoria/Interpretazione-Abduzione/Immaginario
Lettura soggettiva dell'Eden di Michelangelo
VEDO:
1° Gruppo d'insieme di elementi
2° Gruppo d'insieme con individuazione di una gerarchia (raffronto con elementi di critica d'arte)
3° Gruppo connessione con rispondenze immaginarie
“....La Sapienza nasce dall'esperienza..†Leonardo da Vinci, op. cit.
1. Gruppo d'insieme di elementi.
| Primo passo consiste nell'esprimere le proprie impressioni sulla raffigurazione della "caduta e cacciata dal paradiso terrestre" di Michelangelo, opera situata nella Cappella Sistina. Tale espressione verrà registrata. Riporto letteralmente la registrazione: "Il soggetto del dipinto è il peccato originale... l'opera si divide in due parti, è una scena, il peccato e la punizione, a dividere le due scene è proprio l'oggetto scatenante dell'evento, la tentazione, il serpente, raffigurato come un essere antropomorfo avvinghiato all'albero. Adamo ed Eva, cedendo alla tentazione, passano da una esistenza idilliaca ad una sofferta. Le cose particolari che mi risultano strane alla vista sono due, la posizione nella prima scena di Adamo ed Eva, la seconda è la somiglianza tra il serpente e l'angelo che caccia i due dall'Eden." |
2. Gruppo d'insieme con individuazione di una gerarchia (raffronto con elementi di critica d'arte).
| Il secondo passaggio consiste in un raffronto con critiche d'arte, utile per comprendere meglio l'opera, arricchire di nuovi elementi la nostra conoscenza su di essa, evidenziare le nostre prime impressioni in relazione a quelle di critici. Grazie a questo confronto ed integrazione elaboreremo una connessione gerarchica tra gli elementi e gli avvenimenti del dipinto. Ho trovato molte interpretazioni personali del dipinto, interpretazioni che per motivi di spazio, purtroppo, non potrò riportare integralmente in questa pagina. Mi limiterò a selezionarne delle parti per non rendere eccessivamente pesante la trattazione. Selezionerò quindi solo le parti più significative, che aggiungano nuovi elementi a ciò che ho espresso precedentemente. Queste parti tratte dalle critiche sul quadro verranno evidenziate sia per metterle in risalto, sia per separarle dalle mie ulteriori impressioni. I puntini indicheranno delle parti omesse. La critica d'arte Giuliana Quartullo scrive: "Il prototipo della Regola, per la nostra cultura, è l’unico limite imposto dal Signore ad Adamo nel Giardino dell’Eden: “Mangia pure d’ogni albero del Paradiso. Ma non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male; perché, nel giorno in cui ne avrai mangiato, certamente moriraiâ€. (...)" Ma quindi l'aver mangiato il frutto ha "ucciso" Adamo ed Eva? Vi è stata una morte in quello che risulta il passaggio tra le due parti del dipinto? Una morte che potrebbe essere evidenziata dal fatto che Adamo viene colpito da una spada?. "(...) la vita come punizione. Peraltro tutti noi, miseri mortali, ci sentiamo solidali, pur col senno di poi, nei confronti di Eva e di Adamo, perché abbiamo la coscienza che, se fossimo stati nei loro panni si fa per dire, prima o poi saremmo caduti in tentazione di fronte alla possibilità , anche a costo della vita, di conoscere il bene e il male, di conoscere, cioè, qualcosa d’altro rispetto alla vita beata e un po’ beota dell’Eden. (...)" Un passaggio che è una morte ma anche una rinascita, aprire gli occhi, contro la cecità della protezione divina, che, seppur ci libera da sofferenze, ci confina nell'ignoranza; forse conoscere il male ed il bene non è soltanto un evento negativo. Il bene ed il male si completano, sono come le due facce di una medaglia, due elementi relativi che si completano vicendevolmente. Cosa sarebbe il bene se il male non ci fosse? Chi può stabilire cosa è bene e cosa è male? Forse se i due non avessero commesso il peccato noi non godremmo a pieno di tutte quelle emozioni che la vita ci offre, saremmo ancora "ciechi", destinati ad una vita perfetta forse, ma in fondo la perfezione stà nella natura imperfetta delle cose. Dio ci ha dato una possibilità ... vivere... sbagliare... capire i nostri errori ed imparare da essi... sbagliare, ci ha donato la possibilità di poter scegliere, pensare, immaginare. Forse la sua è stata una grande macchinazione creata appositamente per farci "aprire gli occhi", forse le azioni di Adamo ed Eva erano già scritte in quanto esseri creati troppo deboli per resistere alla tentazione. "(...) Curiosità ed ambizione, quindi, nei confronti della possibilità di aprire gli occhi, offerta da un serpente, ma in fondo da Dio, che non poteva essere più astuto, perché ha fatto leva su un sentimento di frustrazione generato da poche parole non dette: credete di vivere, ma i vostri occhi non hanno visto ancora niente, siete ciechi, la vita è altrove. Curiosità , ambizione e frustrazione, tre sentimenti già profondamente umani che predispongono i due a disobbedire alla Regola; se a questo aggiungiamo una lettura dell’episodio, suggerita da Michelangelo nella Sistina, che introduce un’altra concausa nella vicenda, quella del tempismo da parte del serpente nell’individuare il momento più adatto per proporre la trasgressione, ci rendiamo conto che per l’artista il Destino di Adamo ed Eva era scritto e che in fondo la loro scelta è stata in qualche modo obbligata. (...)" "(...) Adamo ed Eva, nel quart’ultimo riquadro della Genesi della Sistina, sono invitati a trasgredire da un serpente, il “più astuto di tutti gli animali della terraâ€, che sembra averli colti di sorpresa in una situazione in cui forse erano predisposti alla trasgressione, in un momento di grande intimità (si noti la posizione scabrosa del volto rubicondo di lei vicino al corpo del suo uomo), un’intimità rappresentata dall’artista in una versione piuttosto audace, che non ha precedenti né emulatori nella storia dell’arte: Eva, accucciata ai piedi di Adamo, rimane con il proprio corpo nella posizione e nella direzione in cui si è fatta sorprendere dal serpente e ruota solo la testa, tendendo il braccio verso il frutto che le viene offerto; Adamo, dal canto suo, compie contemporaneamente un’azione rapida e decisa, si alza e, ancora instabile sulle gambe leggermente piegate, si regge ad un ramo, flettendolo per facilitare la presa. Ognuno dei due coglie il proprio personale frutto, entrambi alla pari consapevoli e decisi a disobbedire; senza esitazioni, sembrano esprimere la ferma volontà di sperimentare qualcosa d’altro, le cui premesse stavano forse già assaporando in quell’intimità dei momenti immediatamente precedenti il Peccato. (...)" Forse la mela è solo un simbolo di qualcosa di diverso, la perdita della purezza, dell'innocenza, il voler conoscere i piaceri della carne in contrapposizione all'esaltazione dello spirito. "Michelangelo non è fedele al testo biblico, trasgredisce in due aspetti significativi l’autorevole fonte ed interpreta in modo del tutto personale l’episodio; recita infatti la Bibbia: â€la donna, accorgendosi che il frutto dell’albero era buono a mangiare, bello da vedere e gradevole all’aspetto (Eva, nella Sistina, si trova di spalle rispetto all’albero e non sembra aver fatto tutte queste considerazioni), lo colse e ne mangiò, e ne diede al marito, che ne mangiò†(nel dipinto invece, mentre Adamo lo coglie personalmente, Eva lo riceve dal serpente). La prima libera interpretazione del testo riguarda quindi il ruolo di Eva nel Peccato, poiché l’artista restituisce pari responsabilità ai due nella scelta della “conoscenza del bene e del male†attraverso il “frutto che è nel mezzo del Paradisoâ€; Eva non risulta essere l’elemento debole della coppia, corruttibile e mediatrice del peccato, foriera di disgrazie, come è stata interpretata dalla più retriva tradizione religiosa.(...)" "(...) Nel dipinto si vede chiaramente che non è affatto Eva a precedere Adamo nella disobbedienza e a tentarlo offrendogli il frutto, come sembra invece testimoniato dalle parole della Bibbia. Queste parole sono state interpretate dalla tradizione popolare ebraica, modificando i fatti e rendendo ancora più grave ciò che emerge dal testo biblico, attribuendo alla donna la caparbietà e l’inganno di chi volle trascinare con sé nella morte, una volta assaggiato il frutto, un Adamo restio a compiere il triste passo. L'Eva della versione biblica, a causa del suo gesto, interpretato in modo strumentale dalla cultura giudaico-cristiana, si è resa progenitrice di una schiera infinita di donne che nel corso della storia hanno portato ben visibili nel loro stato fisico, spirituale e sociale gli effetti del castigo di Dio: la donna fu condannata, per colpa di Eva e per volere di Dio, ad essere sottomessa all’uomo, a non potersi esprimere liberamente e ad essere considerata immonda per gran parte della sua vita. L’immagine della donna che Michelangelo ci offre nella figura di Eva è invece, all’interno della coppia, complice e sensuale, non corruttrice, semmai distrattamente correa, in una trasgressione che tradisce una vitale intima sinergia. (...)" Quindi i due peccatori sono complici... hanno entrambi la stessa voglia e curiosità di trasgredire, sono entrambi deboli di fronte alla tentazione. "(...) L’aspetto più attraente del luogo e della situazione sembra essere, oltre all’albero proibito, l’intima vicinanza che i due stabiliscono immediatamente prima del Peccato; (...)" Altra fondamentale osservazione riguarda la costruzione dell'Eden operata da Michelangelo... Nel quadro il paesaggio è spoglio, non è affatto un paradiso, ma al contrario è un luogo roccioso e secco (unici elementi visibili sono le rocce e il ramo posti dietro ad Adamo ed Eva nel primo riquadro). A questo punto ritorno a pensare che tutto era stato creato per far operare il peccato ai due, l'unica attrattiva di quel luogo infatti è l'albero, verde, rigoglioso. Forse Dio intendeva comunque aprire gli occhi ai due, fargli conoscere le difficoltà e la vita vera, ma per farlo senza apparire ingiusto ai loro occhi era necessaria una motivazione, non sono io a darvi una vita di sacrifici e sudore, siete voi ad averla scelta per quei pochi attimi di piacere. "(...) Chi assiste all’episodio avverte allora una sensazione di ingiustizia, perché non se la sente a sua volta di condannare i suoi progenitori, sottoposti alla crudeltà e alla determinazione di un angelo che non concede loro (e nemmeno a noi) un attimo di riflessione, dopo un gesto compiuto come una necessità , di cui sembra che l’uomo non possa fare a meno per essere tale. In fondo, ci insegna l’artista, Dio aveva creato tutte le condizioni perché l’uomo e la donna fossero attratti dalla vita reale e l’episodio del Peccato perde di colpevolezza, poiché, anziché biasimarli, siamo indotti ad essere loro quasi grati per aver avuto il coraggio di affrontare una sfida del genere. (...)" Forse è proprio questo che Michelangelo ci vuole dire con la sua opera. "(...) sembrano complici e non vittime del serpente, che in fondo si è limitato ad invitarli a mangiare un frutto ed ha lo stesso volto dell’angelo della Cacciata, che esce ambiguamente da dietro le spire del medesimo corpo di serpente: rappresentano rispettivamente il Male ed il Bene, ma qual è l’uno e quale l’altro è difficile stabilirlo dal dipinto, visto che uno offre un frutto, mentre l’altro brandisce minacciosamente una spada. (...)" E' evidente quindi la difficoltà nel distinguere il bene dal male da parte dell'uomo. "(...)Quel che è certo, è lo sconvolgimento che segue l’episodio del Peccato: la violenta scena della Cacciata, che ci mostra l’angelo attero e crudele che arriva a toccare il collo di Adamo con la punta dell’arma, mentre i volti e i gesti dei due peccatori esprimono sorpresa e terrore per la reazione del Signore, più che il senso di vergogna che vuole la tradizione. Questa è la seconda importante trasgressione iconografica di Michelangelo; infatti Adamo ed Eva non si coprono né con le mani né tantomeno con le cinture di foglie di fico cucite tra loro, come vorrebbe il testo biblico.(...) Nella versione della Sistina, Adamo ed Eva, invece, sono sorpresi dall’angelo della Cacciata nella loro nudità , che rimane dignitosa e visibile anche dopo il Peccato, e la dinamica della scena, con Adamo che quasi scaccia da sé l’immagine dell’angelo, facendosi schermo con le mani ed Eva che si protegge all’ombra del suo uomo, non trasmette meschinità e vergogna, bensì tutta la tragicità eroica di chi è improvvisamente senza difese, di chi si rende conto che il Dio-padre non si occupa più di loro, nel bene o nel male, poiché ha addirittura delegato un vicario per manifestare la sua condanna senza appello: li lascia soli nel salto verso la vita, verso quel brulicare di gesti, di sentimenti e di passioni che sono rappresentati nei tre riquadri successivi della volta della Sistina, dove, alla solennità e al silenzio delle prime scene della Genesi, si sostituisce una frenesia di situazioni e di corpi, il caos della vita, del bene e del male. (...)" "(...) possiamo assumere la scena del Peccato, che rappresenta il momento di passaggio dalla vita potenziale alla vita reale, come la summa della concezione filosofica dell’artista, vero interprete della cultura umanistico-copernicana del suo tempo. (...)" Con il loro gesto, Adamo ed Eva, non ci hanno condannato alla sofferenza, ma ci hanno concesso il dono della vita reale. Così come loro hanno potuto esercitare il libero arbitrio, anche noi, oggi, possiamo continuare a farlo, possiamo a nostra volta guadagnarci ogni giorno un posto al cospetto di Dio con le nostre azioni, il nostro lavoro. "(...) Quindi i due progenitori non sono presentati come imbambolate figure che vagano inconsapevoli nel Giardino del Paradiso, rese passive vittime da una diabolica tentazione, per un deplorevole atto di superbia nei confronti di Dio, di cui tutta l’umanità si trascina la colpa; bensì come coloro che consapevolmente hanno scelto di esercitare quel libero arbitrio che lo stesso Dio aveva creato come prerogativa dell’uomo e della donna nel momento stesso in cui aveva formulato la Regola, attribuendo ad essi la responsabilità eroica di compiere il salto verso l’esistenza. (...)" | |
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3. Gruppo connessione con rispondenze immaginarie.
| Ultimo passaggio consiste nell'individuazione di una immagine che scaturisca da questa visione del quadro. Leggendo tra le varie interpretazioni e critiche sono rimasto stupefatto dal simbolismo connesso alla figura della mela e dell'albero. Tutta la storia dell'uomo è pervasa da miti, leggende e simboli; particolari oggetti si sono caricati di significati e ripresi più volte per sostituire un concetto. L'oggetto, quindi, come simbolo diviene metafora di qualcosa d'altro. La mela si carica di una quantità incredibile di significati... è il simbolo della sensualità , della passione carnale (da notare come nel quadro Adamo ed Eva siano in una posizione inequivocabile e che la mela non è rappresentata ne sull'albero ne tra le loro mani, forse il peccato è un'altro?)... è il simbolo della conoscenza (del bene e del male, della scoperta)... è il simbolo della vita... è il simbolo del libero arbitrio. Anche l'albero si carica di numerosi significati... è il nesso tra l'uomo e la donna... è il nesso con Dio... è la porta tra questa vita e quella ultraterrena... | |
| Ho trovato un nesso in tal senso con quello che viene definito albero della vita, un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità , disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro. L'Albero della Vita è considerato il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche visto come il sentiero di risalita, attraverso cui l'intero creato può ritornare a Dio. L'albero quindi è come la porta che collega i due mondi, il naturale ed il soprannaturale, una porta nascosta a chi conosce il male. | |
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