Esercitazione 05 DOMENICO SERGI
Esercitazione 05 "Espressioni di memoria attraverso oggetti dell'infanzia".
1. Definire come alcuni oggetti dell'infanzia interagiscono come memoria attiva del nostro Io di oggi, (uso di immagini/parole/suoni).
| Siamo parte di quel mondo che per sua fortuna, nella maggior parte dei casi, se pensa all'infanzia crea subito un nesso con i giochi. L'infanzia dovrebbe essere proprio questo, un periodo spensierato e ludico. Spesso i giocattoli servono a un doppio scopo. Oltre all'intrattenimento, servono anche per aumentare le capacità cognitive e per stimolare la creatività . I giocattoli per neonati includono quelli con suoni distinguibili, colori brillanti, e coinvolgono tutti i sensi. Durante questo periodo, i neonati cominciano a riconoscere le forme e i colori; attraverso l'uso ripetitivo, il bambino prende familiarità con gli oggetti, rinforzando la memoria. La coordinazione e altre abilità manuali si sviluppano dalle attività infantili di interazione con i giocattoli. Biglie, e blocchi staccabili richiedono l'uso delle mani e del corpo. L'agilità mentale, che comincia nell'infanzia, viene messa alla prova da puzzle giocattolo di relazioni spaziali. I giocattoli modellabili permettono al bambino di creare i propri giochi. I giochi educativi per bambini più grandi contengono spesso puzzle, tecniche per la soluzione dei problemi, o proposizioni matematiche. Anche io posso dire di avere vissuto questa fase della vita in questo modo e se penso all'infanzia le immagini che riemergono sono legate ai momenti di svago individuale e con gli amici. |
| Primo ricordo fra tutti ad affiorare alla mente è quello dei mattoncini lego. Il potenziale infinito di questi semplici blocchetti colorati è innegabile, unico limite la fantasia, tanti piccoli elementi che come tanti mattoni permettono di riprodurre le proprie idee ed esprimere il proprio potenziale. Forse proprio questa memoria infantile mi ha spinto verso la strada della progettazione. Come legare questo elemento di memoria agli aggettivi precedentemente individuati... tutte le creazioni con questi mattoncini sono legate da una comune sorte, le connessioni tra questi elementi sono labili, con il tempo si disgregano mostrando la loro VULNERABILITA’, il costrutto si perde nel tempo lasciando il posto solo ai piccoli elementi. |
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| Disegnare è sempre stata la mia passione, dai primi schizzi da bambino ai disegni più elaborati e complessi ho riprodotto i soggetti più disparati. Penso che un disegno ben fatto possa esprimere un concetto e farsi comprendere molto bene nella sua semplicità , non per nulla lo schizzo viene considerato un vero e proprio strumento di progettazione. Ricordo anche, però, che proprio quei momenti in cui mi fermavo a disegnare ciò che provavo era la TRISTEZZA della solitudine di una stanza vuota. | |
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| Sin dalla più tenera età , ogni estate, trascorro le mie vacanze in un piccolo paesino in provincia di Reggio Calabria, Melito di Porto Salvo, punta estrema della penisola italiana circondata dalle acque salmastre del mare. Il mare... la sola vista di questa immensa distesa d'acqua fà riaffiorare innumerevoli ricordi di felici estati trascorse. Tante emozioni che non possono essere espresse con le parole e che sono vive nel presente. Ogni anno l'attesa di poterci ritornare per ritrovare i propri amici, in quel luogo fuori dal tempo, immutato. Ritornarci, come fare ancora una volta un salto indietro, nei ricordi e al tempo stesso costruirne di nuovi. L'IMMOBILITA’ di quel luogo nei confronti del tempo è come una sicurezza, la sicurezza di ritrovare ogni volta, immutate, | |
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2. Connettere ogni oggetto ad un elemento del paradigma, già caratterizzato dall'aggettivo.
3. Individuazione di un nesso di operabilità come memoria estetica del proprio codice soggettivo, traducendo l'impressione di memoria dell'oggetto in logiche di connessione per il progetto.
| Passaggio successivo consiste nel determinare dei punti di vista del progetto per poter connettere ogni oggetto ad un elemento del paradigma. Una volta posti in questo punto di vista sarà possibile caratterizzare attraverso una regola o logica di trasformazione, ricavata dalla memoria, il nostro progetto. - Il primo punto di vista coincide con la vista dall'esterno dell'ingresso. La scelta di questo P.V. è legata all'importanza stessa di questo elemento; l'ingresso è una sorta di presentazione che l'opera fà di se stessa a coloro che vi dovranno entrare, un passaggio obbligato che deve essere caratteristico dell'opera. | |
| Ponendoci da osservatori in questo primo P.V. (P.V.1) primo elemento a risaltare è l'ingresso, il quale, come abbiamo detto, è l'elemento caratterizzante dell'opera, il modo in cui essa si pone di fronte ai visitatori; dovrà , quindi, essere il più possibile definito, riconoscibile e caratterizzante. All'ingresso attribuiremo quindi l'aggettivo IMMOBILE, la sua presenza sarà statuaria, un elemento che svetti al di sopra degli altri e si "estruda" dal resto, come le colonne di un templio, memoria del passato maestoso. Il materiale con cui sarà realizzato dovrà a sua volta essere un elemento duraturo, robusto e stabile come il calcestruzzo. Questa prima trasformazione, quindi, segue la regola della MONUMENTARIETA'. | |
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| - Il secondo P.V. si ottiene in modo dinamico accedendo all'interno dell'opera attraverso il tunnel di collegamento orizzontale tra le unità abitative, quindi, tale punto, sarà interno all'edificio stesso, come se l'opera fosse descritta da colui che la vive o che la dovrà vivere. Il fruitore dell'opera sà maggiormente ciò che vuole da essa, ha delle pretese sul suo spazio e decide come gestirlo. | |
| In questo secondo P.V. (P.V.2) ci spostiamo attraverso il corridoio nelle varie stanze: l'opera ci mostra la sua parte interna, più VULNERABILE. Eliminata la pelle esterna e la struttura ciò che resta è l'essenza stessa dell'edificio, la sua anima, lo spazio, elemento più vulnerabile, da proteggere. In quest'ottica le stanze possono essere viste come tanti mattoncini di lego senza struttura, separati. Questa seconda trasformazione segue la regola della DEFRAMMENTAZIONE. | |
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| - Per ricavare il terzo P.V. si immagini di muoversi all'interno fra i diversi blocchi costituenti le stanze. | |
| Ci sposteremo tra una stanza e l'altra attraverso percorsi tortuosi, TRISTI per raggiungere finalmente la destinazione. La sensazione lasciata dal percorso contorto, come un labirinto, è quella di smarrimento, ma allo stesso tempo, l'uscire dal labirinto è come una riscoperta, la rinascita. Questa terza trasformazione segue la regola del LABIRINTO. | |
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