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Daniele Sergi locked

===CORSO DI COMPOSIZIONE GENERATIVA, PAGINA MULTIMEDIALE DEL CORSO
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Cosi come un piccolissimo battito di ali di una farfalla può provocare un uragano in qualche parte del mondo,un semplice ritardo di un secondo può incidere sulla vita di ogni individuo

INTRODUZIONE AL PERCORSO


Lo scopo della seguente pagina è chiarire, a tutti i futuri lettori,
i vari processi di elaborazione che, in questo corso, sono stati, e verranno
appresi per arrivare infine alla conoscienza di un nuovo modo di modellare e
progettare le proprie architetture, secondo il proprio stile e le proprie caratteristiche.

L'INIZIO DI TUTTO E' UN SENTIMENTO

Una delle nostre prime vere esperienze con il corso non è stata subito una modellazione di forme, è stato il determinare invece delle sensazioni, o
meglio le nostre impressioni su un determinato elemento scelto.

E' stato cosi preso in esame il Trittico " Giardino delle Delizie" di Bosch.

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“ Il Giardino delle delizie”

La Creazione dell’uomo, I peccati dell’uomo, La condanna dell’uomo.

Paradiso\ Purgatorio\ Inferno

Il trittico rappresenta,come dice la parola stessa, una distinzione in 3 elementi a se stanti. Nella prima parte, abbiamo tutte le creature di Dio appena create che mentre si adattano al proprio “giardino” assistono alla creazione dell’ultima opera di Dio "L’uomo".
Nella parte del trittico che da vera essenza all’opera stessa possiamo ammirare come, l’uomo, comincia a “modificare” l’ambiente che lo circonda sporcandosi anche di innumerevoli peccati, questo per poter arrivare al livello del suo creatore, elevarsi ad un qualcosa di "non giudicabile".
L’ultima parte mostra invece la vera meta dell’uomo, il caos, rappresentato con l’inferno e le sue dannazioni.

PRIMO PROGETTO: Trasformazioni progressive con rapporto Aureo


In questo primo progetto, il nostro cubo di partenza è stato trasformato, operando sulla "bucatura" del solido, mantenendo un rapporto armonico determinato dalla sezione Aurea ( 0.618 ).

In questo caso, al cubo, sono stati sottratti 7 elementi, in proporzione al numero aureo e alle sue proporzioni, mantenendo però uno stile di "RICONOSCIBILITA'".
Possiamo infatti osservare come,il cubo, sia infinitamente diverso rispetto alle sue viste prospettiche, ma mantenga uno stesso rapporto di vuoto\pieno, ( e quindi un carattere riconoscibile ) nelle sua vista dall'alto e in quelle dei prospetti!

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"IL differente punto di vista come sinomino di uguaglianza"

SECONDO PROGETTO: Elemento di connessione


Nella seconda parte del progetto, abbiamo dovuto inserire nel nostro modello 3d un elemento di connessione tra livelli a quote differenti.
Questo nuovo evento doveva però essere identificato con un nuovo aggettivo in grado di " complementare " il progetto stesso.

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In questo caso, al cubo di partenza è stato applicato un evento che ha cambiato in modo considerevole l'aspetto del cubo, abbandonando però pultroppo il suo stile di RICONOSCIBILITA'.
L'aggettivo scelto è stato "Sforzato Elevativo", per indicare cioè un elevarsi dell'elemento "scala", quasi in modo obbligatorio, all'infinito, in grado di ripercorrere per tutta la struttura dell'elemento stesso.

IL PROGETTARE COME IL CONFRONTO DELLE EMOZIONI


Fino ad adesso abbiamo semplicemente lavorato su 2 punti differenti, cioè che può esserci trasmesso da un immagine ( es.Trittico), e il "provare" a progettare ( nelle esercitazioni).
Successivamente però alla realizzazione dell'elemento di connessione tra le parti( in questo caso definibile come una scala), del secondo edificio, ci è stato poi chiesto di rapportare la nostra idea all'immagine della Scala Tripartita di Michelangelo, Presente nella Biblioteca Laurenziana.

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Quindi ci è stato chiesto di rapportare tra loro i 2 elementi, considerando la loro logicità progettuale e le sensazioni che esse danno alle proprie opere.


La scala Tripartita che Michelangelo Buonarroti usa nella biblioteca Medicea Laurenziana da una sensazione di profondità alla stessa biblioteca che la ospita. La sua organizzazione e la sua forma, disegnata volutamente fuori scala rispetto all’ambiente circostante, è come un invito all’interno della stessa biblioteca, sviluppatasi per lo più lungo l’orizzontale utilizzando una proporzione tra le parti della scala assolutamente perfette.

Confronto

Rispetto alla nostra scala, presa in esame durante l’esercitazione, possiamo osservare come, quella di Michelangelo fa come da fulcro all’edificio stesso, diventando l’elemento simbolico della biblioteca stessa. La funzione di “scala” viene messa da parte rispetto alla funzione “architettonica” che prevale nettamente. Nella nostra esercitazione invece possiamo invece osservare come, la scala presenti più un vero elemento di “connessione” tra le parti, arrivando addirittura ad una modifica dell’aspetto dell’edificio stesso.

ESERCITAZIONE SUL PUNTO DI VISTA


In questo tipo di esercitazione, su un immagine scelta, bisognava ricavare il punto di vista e la relazione tra le parti.

Il punto di vista è il luogo da " dove si guarda" e a cui tutto il disegno o l'immagine stessa si costruiscono, cioè quel punto dell'immagine che volge verso l'infinito..

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In questa immagine il punto di vista è coincidente con la perpendicolare passante per il centro del sole.

Si può osservare come si generi un rapporto simmetrico di armonia tra la parte "reale" e quella "immaginaria" ( classificata come il riflesso dell'immagine stessa nell'acqua).

Tutti gli elementi si rapportano tra di loro, legandosi però sempre al punto di vista" sole", generando angoli simmetrici tra gli elementi esistenti e quelli riflessi, generando appunto una perfetta ""armonia delle parti"!!


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INIZIO PRIMO PROGETTO, INDIVIDUAZIONE DEGLI AGGETTIVI E CATALIZZATORE



Questa fase è prerogativa all'inizio della nostra fase di progettazione.
Si parte dalla identificazione di 3 aggettivi, che corrisponderanno poi alle caratteristiche che determineranno lo stile del nostro iter progettettuale.

Definiti i nostri 3 aggettivi, possiamo allora ricercare il nostro catalizzatore, cioè quell'immagine o quei suoni che corrispondano alla mia idea di architettura e che infondano alcuni tipi di sensazioni ed emozioni che quei miei stessi aggettivi determinati diano in grado di visualizzare.

Nel mio caso i 3 aggettivi scelti sono i seguenti :

1) Casualità( Cioè l'incapacità di prevedere in modo schematico un nuovo evento)

2) Fragilità( Subisca delle ripetute trasformazioni in grado di rivalutare il progetto stesso)

3) Passeggero/Temporaneo( Passeggero/Temporaneo: (ad indicare un qualcosa che non rimanga uguale per sempre, ma sia solo in fase di transizione)


Pensando a questi 3 aggettivi ho pensato di utilizzare come Catalizzatore l'immagine di una farfalla, casuale nelle sue forme, fragile e temporanea, cioè di passaggio.

Il mio Paradigma ( cioè il mio schema, determinato dall'immagine catalizzatrice ) è il seguente:

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SVILUPPO DAL CATALIZZATORE AL PARADIGMA


Questa è una fase fondamentale, la vera esperienza generativa inizia proprio da qui!!
Cioè il capire i vari passaggi che hanno portato alla realizzazione di un primo schema inziale su cui lavorare durante la nostra fase di progetti.

Il catalizzatore è stato l'immagine di una farfalla perchè:

L'intuizione di partenza si è basata sull'idea di, un qualcosa, che fosse in grado di mutare continuamente nel tempo, magari anche in modo quasi infinitesimo e impercettibile.
Mi sono quindi riaffacciato alla TEORIA DEL CAOS, quel ramo della matematica che si occupa di tutte le equazione dinamiche,che cambiano continuamente al variare di piccole oscillazioni.

Questa Teoria è graficamente visualizzabile secondo il seguente schema:

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I Seguenti grafici rappresentano appunto esempi della teoria del caos, essi sono tutti esprimibili da complicatissime equazioni, la cui minima evoluzione comporta uno sconvolgimento totale
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Ho poi considerato uno di questi tipi di grafici, quello rappresentante l'ATTRATTORE DI LORENZ, e della teoria sull'""EFFETTO FARFALLA".Secondo questa teoria, il battito d'ali di una farfalla in un determinato luogo, potrebbe provocare un uragano dall'alra parte del mondo.
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La scelta allora del mio CATALIZZATOREè ricaduta proprio sull'immagine di una farfalla, estrapolata dall'attrattore di lorenz, che è esattamente il mio concetto iniziale determinato dai 3 aggettivi.


TRASFORMAZIONI DEGLI EVENTI DEL PARADIGMA DI PARTENZA:


In questa successiva fase siamo partiti dalla nostra idea di paradigma, su cui sono stati sviluppati nuovi eventi, mantenendo uno stile determinato dai nostri 3 aggettivi di base, indicandone gli obbiettivi funzionali e le regole di trasformazione applicate soggettivamente ad ogni evento! Ad esse sono poi state estrapolate delle logiche di trasformazioni
E' PERO' IMPORTANTE RICORDARE CHE QUESTE 3 LOGICHE CHE TROVEREMO SUCCESSIVAMENTE, SARANNO DEGLI ELEMENTI INDIPENDENTI, CIOE' IN GRADO DI ESSERE APPLICATI IN PIU' CASI NON SPECIFICI, OTTENENDO SEMPRE ELEMENTI CHE RISPECCHINO LE CARATTERISTICHE DI QUELL'AGGETTIVO

INOLTRE ogni singolo passaggio durante la nuova fase progettuale non modifica ne cancella cio che gli precede, la progettazzione generativa si basa sulla continua stratificazione di complessità degli elementi, INSOMMA NON SI BUTTA VIA NIENTE PERCHE? TUTTO PUO SERVIRE IN FUTURObiggrin, SOPRATTUTTO IN NUOVI PROGETTI

FASE PROGETTUALE


Nella prima parte progettuale, ci è stato chiesto di operare le prime trasformazioni progettuali relative ai nostri eventi, identificati dal carattere del paradigma.
Lo scopo era individuare ed identificare un obbiettivo funzionale determinato dalle regole formali di trasformazioni di carattere (3 aggettivi).

Le Regole di Trasformazione:

Alla base della nostra progettazione, abbiamo determinato un carattere che, secondo la nostra idea di architettura, deve rimarcarne il carattere e lo stile determinato dai nostri aggettivi.

Ognuno di questi 3 aggettivi, è in grado di realizzare una propria logica di trasformazione, indipendente dalle altre e a se stante.

Nel mio caso, come già indicato, gli aggettivi scelti sono stati:

-Casuale
-Temporaneo
-Fragile

Ho quindi analizzato e sviluppato il mio paradigma usando come catalizzatore l'immagine di una farfalla,

Anch'essa ricalcava perfettamente i miei tre aggettivi di partenza:

La Casualità identificata nell'immagine come dai colori e dalle forme differenti della farfalla.

La Fragilità determinata dall'armonia di questo animali, e dal fatto che basti un piccolo fenomeno esterno per rompere questo suo equilibrio.

Passeggero/Temporaneo invece usato come termine ad indicare il tenue e poco duraturo ciclo di vita che una farfalla ha prima di spegnersi.

Da ogni singolo tipo di aggettivo, è stata quindi prelevata una determinata caratteristica logica progettuale indipendente dalle altre( anche se esse erano state utilizzate assieme per un unico catalizzatore).

DISTINZIONE DELLE LOGICHE DI TRASFORMAZIONE


LOGICA 1

"AGGETTIVO:Temporaneo"

Al seguente mio aggettivo di temporaneità dello spazio, ho pensato ad un orologio che segna lo scandire del tempo, attimo per attimo.

Pensando cosi al seguente schema di un orologio, ho associato ad esseo un evento di rotazione, lungo un determinato asse primario, infinite come numero e come entità.

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La mia prima trasformazione ottenuta quindi è associabile ad un fenomeno di ROTAZIONE INFINITESIMA

LOGICA 2

"AGGETTIVO:Fragile"

Il secondo aggettivo è quello che fa sviluppare il mio contesto architettonico, come ad indicare il fulcro
da cui si svilupa tutto il resto. Deriva da un concetto spirituale dell'anima, quell'entità nascosta in ognuno di noi e che è rivolta e destinata ad andare in "alto"

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Ho quindi associato al mio aggettivo un fenomeno di ELEVAZIONE, cioè a fargli raggiungere una spazialità
che tende a raggiungere il cielo, L'INFINITO.

LOGICA 3

"AGGETTIVO:"Casuale"

Passando poi al terzo aggettivo, esso si allaccia al concetto di "casualità" come sensazione di perdersi, un evento imprevedibile in grado di "trascinare e portare altrove".Una vera e propria sensazione di smarrimento.
Come se ci si fosse trovati nel bel mezzo di un tornado!!!!

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Associo quindi al mio aggettivo un concetto di SPIRALITA' variabile nel tempo e mai lineare.
Una logica che all'aumentare della quota dei suoi elementi, dona sensazioni differenti di perdita.

SCHEMA RIASSUNTIVO LOGICHE

Essendo queste 3 logiche indipendenti, esse possono essere usate una alla volta , accoppiate, oppure contemporaneamente nella realizzazione di nuove trasformazioni.( ricordando che nn si parla mai di forme).
Ho cosi inglobato le 3 logiche in un unico grande evento di trasformazione, distinte nello schema del mio paradigma iniziatico.

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PUNTO DI VISTA BAIA SANTA MONICA ( CALIFORNIA ), STUDIO PUNTI DI FORZA


Nello schema seguente, è visualizzato il punto di vista e cio che, a mio parere, sono gli elementi fondamentali che legano alcuni significative parti dell'immagine.
Dopo aver individuato il punto di vista, (indicato con l'elemento in rosso) sono poi passato alli'idea della mia area di progetto, ottenendo quanto segue.

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Possimao osservare come, esiste una relazione tra una parte URBANA artificiale( AUtostrade e Grattacieli), ed una parte LIBERA naturale ( determinato dall'Oceano Pacifico del Nord).
Tra i 2 si contrappone una zona (determinata dalla spiaggia) che pone in relazione tutto cio che esiste in quell'immagine, determinandone una parte ne artificiale e ne naturale.SARA' quindi questa la nostra ideale posizione dell'elemento architettonico.

AUMENTO DELL'IDENTITA' DEL LUOGO


NEl nostro iter progettuale dobbiamo però tener conto del contesto, cioè dove il nostro edificio deve
visualizzarsi.La progettazione è quindi stata relativa all'inserimento di alcuni elementi che, rappresentando
gli aggettivi e le logiche formali di trasformazione, si immedesimassero anche nel luogo scelo ( Baia si Santa Monica)

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Ho cosi elaborato una parte centrale dell'architettura, che rappresenta il mio aggettivo di FRAGILITA'
perchè rappresenta il vero fulcro del complesso, la sua anima.
Si è poi passati a stabilire come dovessero essere i suoi elementi subordinati, e sono arrivato all'idea che dovessero
rispecchiare dalle forme e dai colori, delle dune di sabbia che circondano l'edificio con una logica CASUALE
per l'appunto.
L'elemento di connessione è poi stato stabilito come un qualcosa di estremamente ridotto, velocemente percorribile
a pensare appunto come ad un fenomeno rapido(TEMPORANEO) che dirige verso il vero fulcro, e alla sua sensazione di smarrimento.

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L'evento centrale viene distinto come un uragano, un vortice, in cui potrebbero benissimo rispecchiarsi
insieme o singolarmente, i miei aggettivi di trasformazione.A queste si legano le"dune di sabbia", elementi
subordinati al principale, ma che possono anche essere indipendenti in mancanza di esso. Essi fanno in modo di
inserirsi nel contesto a creare una specie di legame, tra cio che è naturale e cio che è artificiale.
(Ad esempio come già distinto nell'immagine stessa della Baia)

INSERIMENTO DELL'ELEMENTO ARCHITETTONICO COME INCREMENTO DELL'IDENTITA' DEL LUOGO:


Come possiamo costatare, l'immagine del nostro elemento architettonico viene cosi perfettamente ad integrarsi nell'immagine della Baia di Santa Monica, in California.
Esso mette in relazione la realtà "urbana e meccanica"con una realtà Naturale (determinata dalla rottura tra la spiaggia e l'inizio del mare).
Ho deciso di inserire l'elemento in questa zona apposto perchè, come precedentemente visto esso appartiene ad una zona di Stallo.

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E' L'elemento architettonico stesso a porsi in questa "Zona di Passaggio" che , integrandosi con l'ambiente, rende ancora più sottile la tenue linea di separazione delle 2 realtà concettuali in modo perfettamente sincronizzato.

VERIFICA DELL'ORGANICITA' DI DISTRIBUZIONE TRA GLI ELEMENTI


Nella fase conclusiva della nostra progettazione, l'unica parte rimasta
ancora da definire, dopo la creazione "dell'involucro esterno" è la distribuzione organizzativa dei vari spazi tra loro, che porta ad un ulteriore elemento della complessità dell'edificio stesso.
Tra le varie opzioni disponibili, ho scelto di rappresentare questa:

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Essa rappresenta in modo definito, le aree di maggiore importanza
svuluppate dal mio paradigma stesso.
Eseguendo questa pianta, la mia parte centrale, il fulcro del mio sistema è il "Living", mentre nei miei elementi subordinati ho concentrato le stanze e gli altri elementi.

CONCLUSIONI

POSSIAMO COSI DEFINIRE CONCLUSA ( MA NON ARCHIVIATA ) LA NOSTRA PRIMA VERA ESPERIENZA GENERATIVA


QUESTO PERCHE' TUTTO CIO' CHE E' STATO VALUTATO E ELABORATO POTRA SEMPRE ESSERE UTILIZZATO IN FUTURO PER LA CREAZIONE DEL PROPRIO STILE GENERATIVO

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SECONDO PROGETTO: ELABORAZIONE SCUOLA MATERNA


Concluso il primo progetto, siamo poi passati all'elaborazione della nostra 2' parte del corso. L'elaborazione di una scuola materna, e la sua contestualizzazione all'interno di un vasto scenario urbano. La conclusione del primo progetto non vuol dire la sua completa archiviazione. Esso servirà a mantenere e riutilizzare quelle logiche e quegli schemi formali di trasformazione, riadattandoli all'attuale contesto fisico.

PARADIGMA INDIRIZZIARIO E PRIMO SCHEMA


In questa seconda parte del corso,abbiamo adottato tutti quanti una stessa base per la partenza, cioè dovendo elaborare un asilo, simao partiti usando come catalizzatore proprio alcuni disegni di bambini.In questo modo possiamo già capire dal principio quello che la nostra committenza( cioè i bambini) desiderino avere all'interno della progettazione.
La mia immagine di partenza

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Credo che questo disegno possa rappresentare un fiore, rimasto impresso nella memoria del suo disegnatore per la vastità di colori che esso riusciva a rappresentare. Mi da anche l'idea di qualcosa si spontaneo, appunto come la mente di un bambino,che pultroppo col crescere va sempre più a sparire.
Analizzando l'immagine allora ho trovato una serie di elementi predominanti e subordinati.

Come detto precedentemente, in questo secondo progetto le logiche di trasformazione, o meglio gli aggettivi che avevamo trovato per la definizione degli eventi non vengono eliminati. Essi vengono presi in esame e rivalutati per ottenere nuove logiche formali, in grado però di adattarsi a quelle della nuova nostra costruzione.

Nel mio caso gli aggettivi erano:

-Casuale
-Temporaneo
-Fragile

Ho quindi rivalutato le loro caratteristiche per il nuovo paradigma:

La Casualità l'aggettivo non cambia, viene riconsiderato con il termine di SPONTANEITA', come un fenomeno in grado di attirare l'attenzione.
La Fragilità mi determina il cuore del mio progetto, la parte che riveste il luogo dei loro pensieri e della loro anima.

Passeggero/Temporaneo viene rivalutato e riutilizzato per indicare quella nostra parte che vorrebbe sempre rimanere bambina, ma che con il crescere e l'aumento delle responsabilità poco alla volta va a svanire.

Ognuno dei precedenti aggettivi è quindi stato rivalutato e riconsiderato per la realizzazione di nuove logiche, differenti dalle precedenti( del primo progetto) ma a loro correlate.

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Il prossimo passo è un aumento di complessità del paradigma appena trovato e classificato come primo schema, successivamente passo ad una riorganizzazione delle mie varie parti trovate nel paradigma ed ad un loro assemblaggio per creare un idea di spazi più aperti, come dovrebbe essere a mio avviso per un asilo.

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Ho cosi ottenuto un primo schema che è in grado di rappresentare tutto ciò, un elemento iniziale distinto con l'aggettivo di "temporaneo", l'elemento centrale di "fragilità" come zona pubblica, e un luogo "spontaneo" adatto al gioco dei bambini.

DISTINZIONE DELLE LOGICHE DI TRASFORMAZIONE ED EVENTI


Il passaggio successivo alla definizione di idea del Paradigma è la distinzione delle sue logihe di trasformazione che incominciano a dare "una definizione" o una "bozza" ( anche se ancora in continuo mutamento) del mio concetto di stile che dovrebbe avere questo tipo di architettura.
LOGICA 1

Rivalutazione dell'aggettivo di "Temporaneo"

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Ho pensato che il mio primo evento della scuola materna ( che identifico come il mio Ingresso, dovesse ricreare un qualcosa in grado di "attirare l'attenzione". Sono cosi passato all'elaborazione di un elemento assai regolare di base, ma che viene "complicato" da alcuni elementi "colorati" che rendono il suo aspetto molto più "Spontaneo", fantasioso e ricco di colori, adatto proprio ad un bambino.

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Quindi il mio primo evento è in grado di far capire e di trasmettere alla persona che vi entra la natura di ciò che ci troverà all'interno. Come la mente di un bambino essa può sembrare semplice dall'esterno, ma in realtà quando vi si entra o si cerca di entrare possiamo in realtà capire e notare come essa risulti assai complicata.

LOGICA 2

Rivalutazione dell'aggettivo di "Fragile"

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Il secondo evento di Trasformazione l'ho utilizzato invece per contraddistinguere la zona del dormitorio, il luogo dove cessano le attività di gioco e ci si dedica al relax. Rispecchiandomi al mio Aggettivo di "fragile" ho pensato di modificare im mio elemento del paradigma riflettendo proprio sul momento in cui termina la giornata lavorativa del bambino. in questo momento si accumulano nei pensieri tutti gli avvenimenti e le esperienze che esso ha raccolto durante il giorno trascorso e le trasforma in un unico pensiero che servirà per il suo futuro da "grande".

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Il secondo evento parte quindi dall'idea dei pensieri di un bambino, ( che pultroppo però nemmeno io posso capire nella loro pienezza), creando degli elementi circoncentrici che vanno via via a stratigrafarsi e sovrapporsi tra loro, Proprio come in una riorganizzazione di idee.

LOGICA 3

Rivalutazione dell'aggettivo di "Casuale (inteso come spontaneo, imprevisto.)"

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l terzo evento di trasformazione è da considerarsi uno dei fondamentali per l'intero mio passaggio generativo. esso contraddistingue il luogo dove si materializza la vera natura del bambino, quel luogo dove esso può sentirsi libero e nel suo "mondo". Il gioco è fondamentale per far fuoriuscire la spontaneità e le azioni più istintive indispensabile per una perfetta crescita di ogni individuo.

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La trasformazione consiste in un aumento di complessità dello schema del paradigma, successivamente vengono eseguite delle bucature che rendono l'ambiente "libero", come lo sono i pensieri di un bambino nella sua fase più importante, quella del gioco. Inoltre l'elemento nel suo intero è comunque "chiuso", per dimostrare come sia difficile ormai per un adulto entrarci.

SCELTA DI UN CONTESTO FORTEMENTE URBANIZZATO PER L'INSERIMENTO DELL'ARCHITETTURA:


In questo secondo progetto, ci è stato chiesto di inserire il nostro elemento in un tipo di contesto differente dal precedente, se prima esso poteva distinguersi in vari tipi di "contesti", questa volta l'incremento sempre maggiore della voracità con cui l'uomo si impone sulla natura ci ha quasi obbligato ( essendo comunque un asilo, luogo assai accessibile in una città) che esso fosse posto all'interno di una grande rete urbana molto sviluppata.

Cercando un elemento che potesse davvero dare un immaginazione di grandezza di una città, ho deciso di prendere come elemento portante del mio contesto urbano il TAIPEI 101, fino a poco tempo fa l'edificio più grande che l'uomo avesse mai costruito. Il suo nome è dato dalla sua posizione geografica (Taipei-Taiwan) e dalla sua "composizione"( 101 è l'effettivo numero di piani che compongono l'edificio).
Nella fotografia seguente del contesto ho poi determianto quella parte che, a mia parere facesse da fulcro dell'intera immagine.

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Nella seguente immagine di contesto ho cercato di valutare quale parte del grattacielo potesse essere la migliore per la posizione.
Ho cosi trovato i miei 3 ipotetici punti di vista determinati dalla posizione della fotografia stessa. Ho poi calcolato la linea dell'orizzonte e la linea dell'infinito. Ho cosi proiettato i miei punti di vista sulla mia linea o fino a farli combaciare in un punto comune, anima dell'immagine.
Come possiamo notare la parte segnalata è proprio il fulcro dell'immagine ( che per l'appunto è situata sopra il grattacielo ) ed è quindi il luogo in cui avverrà il mio inserimento.

Essendo però in parte il mio volume occupato proprio dal grattacielo, dovrò operare un taglio di sezione per rendere ancora più efficace l'inserimento nel contesto, eliminando cosi la parte finale del grattacielo.

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Per meglio rendere l'idea di come esso si inserisse all'interno del contesto, ma più precisamente come si innestasse e si connettesse con l'edificio stesso è stato cosi necessario rendere visibile e in primo piano la connessione tra "il mio luogo fulcro" e il mio edificio.

RIORGANIZZAZIONE PROGETTUALE DEGLI EVENTI DEL PARADIGMA E LOGIDA D'INSIEME

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L'insieme degli eventi formali genera un elemento che ripropone in un altra chiave i miei 3 aggettivi anche in questa situazione, come nel progetto precedente. Otteniamo un tipo di progetto che rispecchia le fantasie e la spontaneità che solo un bambino può avere. La copertura esterna ( che delimita la parte del "divertimento")viene poi racchiusa in un elemento esterno "crescente" come appunto a rappresentare la crescita del ragazzo racchiusa nel momento del gioco.
L'elemento che corrisponde all'area divertimento rimane comunque il fulcro informale dell'intero progetto:

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La prossima fase è la distinzione e la riallocazione degli spazi effettivi all'interno del progetto, perchè nella nostra progettazione è importante definire prima una bozza di progetto nell'insieme (perchè è in continua mutazione) e poi assumere ed indicare ad ogni spazio la sua destinazione e utilità, magari anche riconsiderando ciò che era stato definito dal paradigma indiriziario per problemi di gestione.

VERIFICA DELL'ORGANICITA' DI DISTRIBUZIONE TRA GLI ELEMENTI


In questa parte della nostra progettazione passiamo cosi all'effettiva verifica degli ingombri e degli spazi interni al nostro edificio. Come già deciso nel paradigma ( derivante dall'iniziario della nostra immagine catalizzatrice) abbiamo stabilito le varie destinazioni dei locali e i loro vani. La parte centrale ( fragile ) è la parte privata, il luogo del dormitorio. La parte pubblica è invece stata definita come la zona gioco, mentre l'ingresso ( temporaneo) è il luogo di amministrazione e didattica delle attività dei bambini.

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Essa rappresenta in modo definito, le aree di maggiore importanza
svuluppate dal mio paradigma stesso.
Eseguendo questa pianta, la mia parte centrale, il fulcro del mio sistema è il "luogo del riposo e del relax" definito come il Dormitorio , mentre nei miei elementi subordinati ho concentrato le stanze e gli altri elementi, non è da inserire in secondo piano invece la zona Gioco, che anche senza rivestire la parte di fulcro centrale è in realtà il luogo dove il bambino "impara esperienze dal gioco".

UN NUOVO PASSO: IL DETTAGLIO COSTRUTTIVO


Nella precedente progettazione, il nostro progetto si era archiviato , (ma non concluso, perchè in realtà esso è sempre soggetto a modifiche anche durante successive progettazioni, e rivisite degli aggettivi). Nella elaborazione del nostro asilo invece c'è necessità di un passaggio di trasformazione ulteriore,: LA DEFINIZIONE DI UN PARTICOLARE COSTRUTTIVO CHE, ANCHE SE DA SOLO, RISPECCHI L'ENTITA' DELL'INSIEME DEL NOSTRO PROGETTO. Il dettaglio è da considerarsi come il particolare di un aggancio, di una parete o di una porta che, viene elaborato e rispecchia l'intera logica progettuale adoperata finora, è come se bisognasse ripetere l'intero iter progettuale ma con una scala assai più ridotta.

Nel mio caso ho deciso di elaborare il dettaglio della rampa che porta dal mio ingresso alla parte di relax dei dormitori ( vedesi piante distributive, secondo piano).

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Essa rappresenta il collegamento più importante, essendo situato tra il mio ingresso e la mia parte centrale. Essa quindi doveva rispecchiare il mio aggettivo di spontaneità e di fragilità definiti dai 2 elementi.
E' stata cosi elaborata e pensata come un piccolo elemento che avesse la stessa definizione dell'ingresso colorato. Inoltre la scelta dei materiali doveva rispecchiare la mia idea iniziale e già definita nella prima bozza di progetto.

La visione finale è cosi stata ottenuta:

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La predominanza di legno e vetro per l'intero aggancio si ripresenta nella totalità del progetto, ho determianto appunto questa parte di dettaglio perchè tutte le aree di comunicazione si innestano come in questo esempio.

TRASFORMAZIONI E NUOVI EVENTI MORFOGENETICI


Come ben sappiamo, il progesso generativo non si conclude mai, permette continue rivalutazioni di luoghi e trasformazioni, fino ad arrivare all'evento che più confermi in modo predominante il nostro "stile" architettonico progettuale. In questa mia situazione vorrei esaminare le possibili variazioni che, il progetto avrebbe ottenuto considerando in modo differente i miei punti di vista nel contesto urbano. Provando ad esempio ad alzare, abbassare e traslare il mio "cerchio" determianto come fulcro del contesto urbano.

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Ho pensato a cosa sarebbe successo se stranamente, dopo aver trovato il fulcro del contesto dentro l'immagine di Taiwan, la mia linea dell'orizzonte fosse andata a sostituirsi alla linea di infinito e viceversa, delimitando una nuova situazione particolare. Il pennone che precedentemente era stato rimosso delimitava ora invece la parte fondamentale del contesto, inoltre esso veniva iscritto in un triangolo equilatero determinadone una nuova possibile forma di appoggio. Ho cosi pensato ad una soluzione che integrasse il mio ultimo sviluppo progettuale al pennone, come era determinato dall'immagine iniziale, ed ad un nuovo inserimento nel contesto, delimitato dall'esempio del triangolo equilatero in cui è iscritto.
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EXTEMPORE, IL PROCESSO GENERATIVO


Tutto il nostro corso di Composizione è servito appunto ad arrivare a questa fase, essere in grado di elaborare un' architettura, applicandone i procedimenti imparati durante il corso, ma in tempo ridotto.

E' stato scelto come elaborato un tipo di edificio rappresentante uno dei maggiori capisaldi dell'intera storia dell'uomo, IL FARO.
Da sempre esso indica ed illumina la via per l'uomo che non ha mai voglia di fermarsi.

CATALIZZATORE E PARADIGMA INDIRIZIARIO


Come nelle precedenti progettazioni generative, il punto di partenza è trovare quell'immagine che indichi la mia idea progettuale d FARO e che rappresenti quegli aggettivi che a mio parere esso deve rispecchaire e che determinano il mio stile:
Come ho sempre fatto sin dall'inizio, ho deciso di ripartire dai miei 3 aggettivi che i anno accompagnato per tutto i percorsi progettuali, ma ancora una volta rivalutarli e riesaminarli per la mia nuova architettura.


Dato che ho sempre lavorato sui miei 3 aggettivi io devo essere in grado di prenderli ( anche se sarebbe piu facile sceglierne altri, ma a mio parere non rispecchierebbero quello che voglio realmente trovare) e rivalutarli ogni volta
- Temporaneo si trasforma in duraturo, protettivo.
- Spontaneo diventa luminoso
- Fragile diventa stabile. È come se i miei aggettivi si modificassero trasformandosi in quelle parole che li completano, come a creare una vera e propria contrapposizione tra l’aggettivo di partenza e quello riadattato, contrapposizione che in realtà non esiste.

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Ho deciso cosi di elaborare il mio schema da questa immagine che, credo rispecchi esattamente ciò che il mio ELEMENTO deve rappresentare. Distingue in esso tutti i miei aggettivi.

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Anche se il paradigma indiriziario può sembrare semplice e assai banale, rappresenta solo il mio schema di partenza per l'attribuzione dei miei eventi morfogenetici.

DISTINZIONE DELLE LOGICHE DI TRASFORMAZIONE ED EVENTI


Il prossimo passo è capire e definire le logiche e le trasformazioni del mio paradigma di partenza e dei miei aggettivi:

La mia parte Protetta, Duratura è la base di sviluppo del mio elemento. La mia identità di Duraturo è un oggetto compatto, impenetrabile, che non può e non deve essere attaccato da nulla. Quindi prendo come riferimento una figura solida, che faccia da base e che sia inevitabilmente fondamentale per l’esistenza dell’architettura stessa. Scelgo cosi di assegnare questo compito ad una figura molto simile, in pianta, ad un trapezio.

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Il mio secondo elemento è invece contraddistinto dall’aggettivo stabile. Pensando a qualcosa di stabile ho immaginato l’elemento che rappresenta l’essenza stessa della stabilità in architettura, fin dai tempi più antichi, Il pilastro. Procedo cosi all’inserimento di una serie di elementi a forma cilindrica e che si sviluppino in altezza. Questi pilastri però si sviluppano proprio dal mio elemento “ duraturo” seguendone l’inclinazione ottenuta da esso.

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Il terzo elemento invece è ciò che rende il mio faro funzionante, ed atto al suo scopo. Scelgo l’aggettivo di luminoso perché esso rappresenta il faro in se. La luce è sempre stato quell’elemento che indica la ragione, la via giusta. Decido di razionalizzare il mio elemento dotando l’architettura di un elemento vetrato in grado di rifrangere la luce , e di un elemento all’apice del faro stesso, anch’esso vetrato.
L’effetto che desidero ottenere è quello di far sembrare che la luce non si generi direttamente dal faro, ma come se filtrasse attraverso questa apertura e andasse poi a riflettersi nel mare grazie all’effetto di illuminazione sul vetro.

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Ottengo coi una mia prima ipotesi di ciò che, a mio parere e secondo le mie logiche rappresenta il mio faro.
COntiene in esso tutti gli aggettivi da me designati e rappresentati. Un elemento imponente in grado di far sembrare che l'illuminazione non sia artificiale, ma naturale,immedesimandosi cosi in modo perfetto in un paesaggio naturale come una costa di un mare.

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INSERIMENTO NEL CONTESTO


Scelgo cosi un paesaggio sabbioso e naturale per inserire il mio progetto:

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