DANTE s INFERNO
PARADIGMA_2
STUDIO DEL CONTESTO
PLANIMETRIA
INGRESSO SELVAGGIO
" Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura! "
(Inferno, Canto I, vv. 1-6)
BOCCA DELL'INFERNO
PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE,
PER ME SI VA NE L’ETERNO DOLORE,
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE:
FECEMI LA DIVINA POTESTATE,
LA SOMMA SAPIENZA E ‘L PRIMO AMORE.
DINANZI A ME NON FUR COSE CREATE
SE NON ETERNE, E IO ETERNA DURO.
LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’ENTRATE.â€
(Inferno, Canto III, vv. 1-9)
LABIRINTI-GIRONI DEI DANNATI
Tolomea :Traditori degli ospiti; sono immersi sotto il ghiaccio con il viso rivolto verso l'alto e gli occhi congelati
Violenti Girone II
uicidi e scialacquatori; sono mutati in alberi secchi (suicidi)
L'aggettivo usato nella trasformazione è BRIOSO, COME SI PIEGA
Seguendo questo paradigma ho creato dei percorsi a labirinto che seguano l'uno la forma della neve, quale dannazione della tolomea, l'altro la forma di alberi secchi, seguendo la dannazione dei violenti.
BOCCHE DI LUCIFERO
Giudecca , canto 34, rappresentazione di LUCIFERO, che maciulla nella sua bocca i traditori dei benefattori
L'aggettivo usato nella trasformazione è CAVERNOSO, COME SI FORA
Nel secondo percorso cavernoso, che riprende come paradigma la descrizione di Lucifero, ho aggiunto la connotazione di SOSPESO , COME TERMINA, creando una pensilina sollevata da terra che conduca all'evento finale del giardino / inferno
FIUMI INFERNALI - CARONTE
acheronte, cocito, lete, eunoè, stige flagetonte
ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio,bianco per antico pelo,
gridando:<<Guai a voi anime prave!!
Non isperate mai veder lo cielo:
i'vegno per menarvi a l'altra riva
ne le tenebre eterne,in caldo e' n gelo
E tu che se' costì,anima viva,
partìti da cotesti che sono morti>>
Ma poi che vide ch'io non mi partiva,
disse:<< Per altra via,per altri porti
verrai a piaggia,non qui,per passare:
più lieve legno convien che ti porti>>
E'l duca lui:<< Caron non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole,e più non dimandare>>.
Quinci for quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.
Ma quell'anime,ch' eran lasse e nude,
cangiar colore e dibattero i denti,
ratto che'nteser le parole crude.
Bestemmiavano Dio lor parenti,
l'umana spezie e l'oco e 'l tempo e l'seme
di lor semenza e di lor nascimenti.
Poi si ritrasser tutte quante insieme,
forte piangendo , a la riva malvagia
ch'attende ciauscun uom che Dio non teme.
Caron dimonio,con occhi di bragia,
lor accennando,tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s'adagia.
Come d'autunno si levan le foglie
l'una appresso de'l'altra,fin che l'ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie,
similmente il mal seme d'Adamo
gittansi di quel lito ad una ad una,
per cenni come augel per suo richiamo
SEGUENDO QUESTO PASSO HO DECISO DI CREARE UN' AFFACCIO SUL LAGO, SALENDO SU UN APPRODO, PROPRIO COME SE SI SALISSE SUL TRAGHETTO DELLE ANIME DANNATE, CHE SON RAPPRESENTATE NEL LAGO DA EMERSIONI DI OGGETTI TORTUOSI CHE, SEGUENDO L AGGETTIVO BRIOSO-COME SI PIEGA, MEGLIO RAPPRESENTINO LA DANNAZIONE
USCITA
Da Belzebù quindi, continua Virgilio, c'è un luogo lungo tanto quanto la tomba (la natural burella, cioè la grotta per la quale Dante prende a camminare poi che s'è staccato dal pelo di Lucifero), dove si riconosce un ruscelletto. In genere questi ruscelletto viene interpretato come il Letè, che sgorga nel Paradiso terrestre e che dopo aver lavato le anime del purgatorio dai ricordi delle loro colpe scorre verso il Cocito con i mali che porta, così come i fiumi infernali scorrono giù dall'altro emisfero.
Virgilio e Dante quindi attraverso quel cammino ascoso (buio, nascosto), iniziano la salita che li riporta nel chiaro mondo, senza cura di riposarsi e in fila, finché Dante non vide le cose belle / che porta il ciel da un'apertura rotonda.
« E quindi uscimmo a riveder le stelle. »
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